Il medico: noi in prima linea senza strumenti per difenderci

19 mar 2020

Non sono ancora pensionato, sto ancora lavorando e sono ancora in prima linea. Il problema è che noi siamo in prima linea, ma siamo in prima linea senza avere le armi per difenderci e, quindi, parecchi di noi si sono ammalati, alcuni sono morti. Ieri mattina, è morto un mio carissimo amico che lavorava a Codogno, ma come lui altri. Ormai, circa 200 di noi sono ammalati o messi in quarantena, alcuni malati anche gravi. È chiaro che siamo la prima barriera, per cui, noi vogliamo lavorare ed è indispensabile, anzi un avviso che diamo a tutti: “Non andate mai al pronto soccorso, non andate dal vostro medico di medicina generale, senza prima aver concordato il vostro arrivo”. Il nostro grosso problema è che se noi ci ammaliamo, rischiamo di non esserci più come barriera, ma soprattutto di diventare degli untori dei nostri pazienti. Chiediamo alle autorità, con forza, sempre con maggior forza: “Dateci la possibilità di difenderci, in modo di aiutare, sempre più, i nostri pazienti”. Mussi, purtroppo, abbiamo soltanto un minuto, lei ha anche fatto uscire, a livello pubblico, nazionale, il problema del – chiamiamolo così – sommerso. Naturalmente, c'è una grande fetta di popolazione che in questo momento può essere positiva, ma naturalmente non sa di esserlo. Questo, nelle prossime settimane, sarà un fattore enorme. Sarà importantissimo, ed è un dramma, perché i tamponi vengono fatti solo ai ricoverati, quindi non sappiamo realmente quanti sono. Dalla nostra esperienza, sappiamo che in questo periodo, in Lombardia, ci sono tantissimi ammalati, tantissimi portatori sani, tanti fanno la malattia senza aver nessun sintomo, questi sono i portatori sani e sono quelli che possono realmente spandere la malattia. L'unico modo sarebbe di fare i tamponi, chiediamo che i tamponi vengano fatti almeno ai medici, in modo che loro non siano degli untori. Per l'altra popolazione, per le altre persone, resta sempre valido, obbligatorio assoluto l'invito, proprio perché uno non sa, se è un portatore sano, può essere un malato, di stare assolutamente in casa, per se stesso e per gli altri. Stiamo parlando di vita, non stiamo parlando di altre cose.

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