Il popolo della scuola in protesta a Roma

26 set 2020

Sempre nel pollaio ma senza biblioteca, è la scuola immagino che non ha struttura. Esatto, mancano le strutture e gli spazi come le biblioteche, ma anche semplicemente far toccare dei libri ai bambini. Parlo per me, che sono della scuola dell'infanzia, perché ci sono delle cose che non si possono igienizzare, come i libri, per cui vengono quasi demonizzati. Vedo che ha segnati gli articoli della Costituzione. Sono qui per chiedere che vengano rispettati profondamente, perché comunque la scuola he vissuta come un costo, in realtà è un investimento. Investire sul futuro, non so se lo stiamo facendo. Ho l'impressione di no. Un investimento sul futuro e non un costo, questa riflessione riassume il senso della protesta delle richieste di chi, in un pomeriggio piovoso, si ritrova a piazza del popolo a Roma per parlare di scuola. Ci sono docenti, studenti, ma anche i genitori da tutta Italia riuniti nella rete priorità alla scuola. Sicurezza, presenza e continuità, le parole chiave della manifestazione da loro promossa per tenere alta l'attenzione sul problema. Le scuole hanno riaperto, ma non tutte, spesso a mezzo servizio. Mancano strutture per accogliere tutti gli alunni e garantire le lezioni senza paura. Mancano anche gli insegnanti, nonostante le migliaia di precari da stabilizzare anche loro oggi in prima linea. Siamo insegnanti precari, siamo ad ottobre e ancora non sono state fatte convocazioni, le scuole sono in emergenza e fanno lezioni a giorni alterni perché c'è mancanza di docenti. Problemi in realtà atavici ma riesplosi con forza proprio in occasione dell'emergenza coronavirus che in realtà, dicono i sindacati scesi in piazza al fianco del popolo della scuola diventa un'opportunità per intervenire definitivamente con politiche ad hoc e con risorse oggi disponibili. Per il recovery found ci sono 209 miliardi che stanno li. Li daranno a marzo, benissimo, l'Unione Europea ha già detto: intanto mettetete dei soldi. Quello che manca non sono i soldi, è la volontà. La scuola da marzo ha avuto tempo per prepararsi. E invece ci siamo ritrovati più o meno nella stessa situazione di tutti gli anni con l'aggravante però che gira il virus.

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