Il viaggio del Papa in Iraq: tacciano le armi

05 mar 2021

Quando tocca la terra dolente e insanguinata ma cosi gloriosa dell'Iraq, Francesco realizza un sogno a lungo perseguito, terra di guerre e conflitti, attentati, terra sacra di Abramo e dell'inizio delle 3 religioni monoteiste, terra in cui cristiani e non solo sono stati ferocemente perseguitati e uccisi, Baghdad è priva di gente per strada in questi giorni di lock down che unisce i timori per la pandemia all'indispensabile necessità di sicurezza per il Pontefice, per le strade della capitale ci sono solo soldati e carri armati agli incroci. In mattinata durante il viaggio di andata verso Bagdad Francesco è venuto a salutare noi giornalisti della stampa internazionale che viaggiamo con lui e ci ha detto perché ha deciso di fare questo viaggio anche in un periodo così pericoloso, lo sento come un dovere. Questo è un viaggio emblematico, è un dovere verso una terra martoriata. Un viaggio che si compie per la prima volta nel mondo dell'Islam sciita, primo tentativo di dialogo dopo l'apertura con i sunniti, l'altra grande e spesso rivale famiglia musulmana, nel secondo giorno di viaggio incontrerà il grande ayatollah Al-Sistani, ma nel primo discorso in Iraq e nell'incontro con il Presidente le autorità Bergoglio parla della necessità di fraternità tra le religioni e chiede che tacciano finalmente le armi. Tacciano le armi, se ne limiti la diffusione qui e ovunque. Ultimo incontro della giornata il luogo dell'orrore e della speranza, il successore di Cristo è venuto da Roma per incoraggiare i cristiani perseguitati, cattedrale siro-cattolica di nostra signora della salvezza, dove nel 2010 vennero uccise 48 persone, di cui è iniziato il processo di beatificazione, assassinati come martiri della fede e Francesco toglie acqua al fiume dell'odio in nome di Dio, la loro morte, dice, ci ricorda che l'incitamento alla guerra, gli atteggiamenti di odio e violenza sono assolutamente incompatibili con gli insegnamenti religiosi.

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