Riflettiamo su questi due titoli di quotidiani, ecco il primo: "La serata in un locale e il passaggio in auto. È stata violentata?" Il secondo: "Andrea, ventotto anni, una vita normale, nonostante il deficit visivo. La speranza di recuperare la vista e finalmente prendere la patente". Che cosa trovate di sbagliato in queste parole? "Il primo titolo è sbagliato perché colpevolizza la vittima, implicitamente dice che se l'è andata a cercare. Il secondo titolo è sbagliato perché prospetta una situazione di normalità a cui le persone disabili dovrebbero tendere, quando ci sono mille normalità che si possono realizzare". Le parole si scelgono e sono potenti perché, anche se non ce ne accorgiamo subito, creano nella mente di chi le ascolta o le legge, sovrastrutture, pensieri, finanche muri, che poi è difficile abbattere e superare. Nasce per questo, ORA, l'osservatorio regionale antidiscriminazioni, frutto di un accordo tra il dipartimento di cultura, politica e società dell'Università di Torino e la Regione Piemonte, promosso dall'associazione Giulia, giornaliste del Piemonte. "ORA è un osservatorio sull'informazione locale che si occupa di monitorare quello che è il linguaggio inclusivo e le notizie riguardo a disabilità, pari opportunità e genere. Attraverso un'analisi di quella che è l'informazione locale piemontese, pubblicata dai giornali locali e dai servizi televisivi sempre locali. Tito Boeri qualche settimana fa ha affermato che a questo Paese servirebbe un osservatorio antidiscriminazioni. In Piemonte ce l'abbiamo e lo presentiamo il 21 maggio al salone del libro, dove ci saranno i primi risultati". "Ci sono ancora molti errori da parte dei media nel linguaggio per raccontare, ad esempio, un femminicidio, perché?" "Perché si parla della vittima, della donna e si porta il femminicidio a un caso personale, quando invece è un problema culturale e sociale". "In che modo si può migliorare?" "Includendo, nella narrazione, anche degli elementi di problematicità, legati al fatto che esiste ancora una cultura maschilista che pensa che la donna sia un possesso dell'uomo.























