In Sicilia nessuna variante sudafricana

15 feb 2021

Questa è la sequenza NGS, quella che ci permette di andare a valutare l'intero segmento genetico del virus e permette di andare a studiare eventuali varianti se sono presenti. Il professor Tramuto guida l'equipe che al Policlinico di Palermo studia le mutazioni del virus in uno dei quattro laboratori siciliani incaricati dall'Istituto superiore di sanità. Le varianti sono delle condizioni naturali, variante significa adattarsi. Il virus si adatta perché altrimenti non sopravviverebbe quindi è il suo mestiere. Sta a vedere poi se questi trattamenti portano ad altre riflessioni. Ad oggi non pare che ci sia nulla di particolare se non una maggiore infettività. La variante inglese individuata per la prima volta a Palermo il 9 gennaio con un passeggero proveniente da Londra si è diffusa in tutta l'isola a ritmi finora più lenti rispetto al resto d'Italia. Non ci risulta che ci siano ancora altri ceppi come la sudafricana, sicuramente quella inglese è presente. Dobbiamo vedere nell'insieme nazionale qual è la diffusione che è una diffusione che orientativamente si attesta al 17% del campione dei positivi. Da noi è un po' più bassa però è chiaro che dobbiamo entrare a regime quindi, poi vedremo realmente qual è il carico di questo ceppo. Nel giorno in cui la Sicilia, dopo quasi due mesi torna zona gialla, sono cominciate le vaccinazioni su forze dell'ordine e insegnanti. Cosa cambia per quanto riguarda i vaccini con la presenza della variante inglese? Da quello che risulta non c'è alcun tipo di implicazione quindi attualmente i vaccini che stiamo acquisendo risultano essere perfettamente in grado di rispondere a questo tipo di variante, è chiaro che è una situazione che va vista in dinamicità.

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