Inchiesta musei, Sky TG24 nella Galleria degli Uffizi

26 gen 2017

Per ognuno dei due milioni di visitatori che nel 2016 hanno scelto di vivere l’esperienza degli Uffizi la visita è iniziata o con una fila o con una prenotazione online. Il biglietto costa 8 euro, 4 con il diritto di precedenza, ma su Google, digitando “ticket Uffizi”, i primi risultati portano a dei siti che vendono lo stesso pass assai più caro: 16,30 euro e qui anche 21 euro. Il sito ufficiale è soltanto il quarto. Chiediamo un po’ in giro. Qualcuno, purtroppo, ha preso una fregatura. “Quanto avete pagato per il biglietto?” “Abbiamo pagato 37 euro” “37 euro?” “37 euro per 2” Scegliamo di entrare come fossimo normali turisti. I metal detector e i controlli sembrano funzionare. Nonostante questo annuncio alla cassa, anche le carte di credito sono accettate senza problemi. Scendiamo alle toilette. Perfette. L’accesso ai disabili è consentito tramite ascensore. Ci sono perfino i fasciatoi in quelle dedicate agli uomini e ci sentiamo un po’ in Nord Europa, se non fosse per la mancanza di marsupi al guardaroba. “Una curiosità: siccome devo portare i miei figli qua, avete anche dei porta bebè?” “No” “No” Arrivati nella galleria, vediamo un visitatore con l’asta per i selfie, che non dovrebbe essere consentita. Un telespettatore ci aveva segnalato l’eccessivo utilizzo di smartphone da parte dei custodi, personale di controllo e assistenza. In effetti, la maggior parte sembra aver fatto propria la teoria di De Kerckhove sui media elettronici come estensione del nostro sistema nervoso e psicologico. “Qui siamo nella sala forse più famosa degli Uffizi, quella del Botticelli. Per il resto, niente da dire”. Il nuovo allestimento, anche con la teca di protezione, permette una totale immersione nella meraviglia della primavera. La caffetteria è in un’ala molto suggestiva. Forse vale la pena di spendere 2,40 euro per due caffè al banco. Al primo piano le corde sbarrano l’accesso ad alcune sale. “Come mai sono chiuse?” “Mancanza di personale” Notiamo anche l’assenza, forse temporanea, di un custode in quella dove si ammirano i capolavori assoluti di Raffaello, la Madonna con il Bambino e San Giovanni e l’Autoritratto. “Ecco l’annunciazione di Leonardo. Ci furono grandi polemiche una decina di anni fa, quando l’opera fu spostata a Tokyo per una mostra”. Per fortuna, quelle che Paolucci ha definito come opere identitarie di un museo, non sono più emigrate. Una scelta di rispetto per quei visitatori che arrivano da ogni parte del mondo per vedere Botticelli, Leonardo e Raffaello, un atto d’amore verso il nostro patrimonio artistico. Usciamo dagli Uffizi dopo aver goduto di tanta bellezza, ma la vera eccellenza è davvero solo nelle opere.

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