Inchiesta tangenti, lunedì Lara Comi interrogata dal gip

15 nov 2019

Le sue ragioni Lara Comi le spiegherà lunedì nel corso dell'interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari, Raffaella Mascarino, lo stesso Gip che nelle 130 pagine di ordinanza con cui ha disposto gli arresti domiciliari per l'ex eurodeputata ne sottolinea la capacità di fare ricorso ai diversi e collaudati schemi criminosi volti a fornire una parvenza legale al pagamento di tangenti, alla sottrazione fraudolenta di risorse pubbliche e all'incameramento di finanziamenti illeciti. Corruzione, truffa e finanziamento illecito, appunto, le accuse che la Procura muove alla Comi, per dieci anni ininterrotti eletta a Strasburgo con Forza Italia, fino allo scorso maggio, quando, travolta dall'inchiesta cosiddetta “Mensa dei poveri”, era finita indagata e senza seggio. A portare al suo arresto, tra le altre cose, le dichiarazioni di Nino Caianiello, ex uomo forte di Forza Italia a Varese, presunto burattinaio di quel sistema di tangenti e appalti truccati che lo scorso maggio aveva portato a 43 misure cautelari, compresa la sua. Proprio Caianiello avrebbe raccontato ai magistrati che la 36enne, spaventata da una possibile mancata rielezione al Parlamento europeo, aveva iniziato ad andare spasmodicamente alla ricerca di finanziamenti che potessero garantirle il seggio, anche, evidentemente secondo i PM, con mezzi illeciti, come quelle presunte consulenze fittizie affidate alla società di cui Comi è titolare per ottenere finanziamenti da drenare poi a Forza Italia che le vengono contestate. Uno stratagemma, questo, che lo stesso Caianiello, che pretendeva una parte dell'incasso di ogni consulenza, aveva messo a punto perché la Comi, dice, teneva tutto per sé. Non un euro dei soldi che percepiva sarebbero arrivati a Forza Italia. Da qui anche l'escamotage di aumentare lo stipendio a un collaboratore dell'ex eurodeputata, in modo da retrocederne una quota al partito. Ai domiciliari con la Comi è finito anche il re dei supermercati Tigros, Paolo Orrigoni, mentre è in cella l'ex dg di Afol Metropolitana, Giuseppe Zingale.

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