Incidente Viareggio, 10 anni dopo le vite segnate da strage

29 giu 2019

Sono Marco Piacentini, abitavo nella strada limitrofe a via Conchielli, via Porta Pietrasanta. Quella notte ho sentito un rumore innaturale della ferrovia, questo mi ha allertato, dopo poco ho comiciato a sentire l'odore del gas, sono andato in camera di mia moglie e l'ho svegliata. Lei stava dormendo con Luca e Lorenzo. Luca quattro anni, Lorenzo due anni. Lei ha preso in braccio Lorenzo, io ho preso in braccio Luca e siamo usciti di casa velocemente. Ho appoggiato Luca in macchina, perché la mia macchina era parcheggiata davanti casa, sono tornato indietro per andare a prendere Leonardo, in quel momento è scoppiato il finimondo. Dopo 40 minuti, 45 minuti, ho sentito una voce che diceva: c'è qualcuno? Io ho gridato con l'ultimo veramente respiro che avevo dicendogli: sono qua sotto, tiratemi fuori perché non ce la faccio più. Sono stato trasferito poi all'ospedale di Padova e lì c'ho pasasto sei mesi perché avevo riportato ustioni di secondo e terzo grado sul 90% del mio corpo. Io avevo capito che Stefania, Lorenzo e Luca non ce l'avevano fatta, Leonardo lo sentivo per telefono. Luca era in macchina, è morto completamente carbonizzato e aveva 4 anni. Lorenzo è morto dopo due giorni, al Meyer a Firenze, da solo. E Stefania è morta poco dopo Lorenzo. Io sono Daniela Rombi, sono la mamma di Emanuela. Mia figlia che il 29 giugno 2009 aveva 21 anni e mezzo, e poi è morta dopo 42 giorni di agonia. Io non ho saputo niente fino alle 3:10 di notte, quando mi è squillato il telefono, era l'ospedale Versilia che mi diceva: qui è il Versilia, le passo Emanuela. Fu la bimba che mi disse: è scoppiato un incendio, ma non ti preoccupare, non mi sono fatta niente, sto bene. Quando la mattina alle 7:30 vennero il professore e gli altri due medici, uno piangeva lui parlava, parlava, parlava, Io era come se fossi da un'altra parte. Quando ebbe finito dico: sì l'avete addormentata, perché non soffra, non senta dolore, ho capito, però io c'ho parlato, quindi non ci sono problemi e lui la fa, la fatidica frase, dice: no signora, dice, forse lei non ha capito, dice, può accadere da un momento all'altro Sono Riccardo Antonini, ho lavorato come operaio della manutenzione per 33 anni e mezzo, poi il 7 novembre del 2011 sono stato licenziato dalle Ferrovie, prima sospeso e poi licenziato, per essere entrato in un evidente conflitto di interessi secondo l'azienda. Il processo ha confermato la grave situazione che si è determinata. Innanzitutto una velocità insostenibile per quei carri che trasportano sostanze altamente pericolose ed infiammabili, oltre che tossiche. Non c'era non solo un piano generale di valutazione rischio, ma addirittura di fronte a un disastro come questo, gli stessi Vigili del Fuoco e la Protezione Civile, non sapevano che cosa trasportavano quei carri. Per quasi un anno io la sera ho apparecchiato per tre persone. Tanta rabbia, che ho ancora purtroppo, è sfogata nell'associazione, nella riunione di questi familiari. Io volevo sapere chi era nella stessa situazione mia, perché 32 morti sono tanti, troppi. E' cambiato tutto, cambiato tutto perché io come se fossi stato trasportato su un altro pianeta totalmente. Quando ho visto per la prima volta Leonardo a Padova, che è venuto a trovarmi dopo sei mesi, io non riconoscevo mio figlio. Ho dovuto ricostruire la mia vita, quella di Leonardo, ho dovuto ricostruire tutto, perché tutto era scomparso. Nelle motivazioni di primo grado i giudici hanno scritto che il rischio di deragliamento si riduce con la diminuzione della velocità e adottando il detentore antisvio. Soltanto qui a Viareggio i treni rallentano, e un muro protegge le case.

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