Incidente Viareggio, 10 anni dopo vite segnate dalla strage

29 giu 2019

Siamo scappati ma è scoppiato tutto, portavamo gas infiammabile. Sono Marco Piacentini, abitavo nella strada all'inizio di via Conchielli, via Porta Pietrasanta. Quella notte ho sentito un rumore innaturale della ferrovia, questo mi ha allertato e dopo poco ho cominciato a sentire l'odore del gas. Sono andato in camera di mia moglie e l'ho svegliata. Lei stava dormendo con Luca e Lorenzo, Luca quattro anni, Lorenzo due anni, lei ha preso in braccio Lorenzo, io ho preso in braccio Luca e siamo usciti di casa velocemente. Ho appoggiato Luca in macchina, perché la mia macchina era parcheggiata davanti casa, sono tornato indietro per andare a prendere Leonardo, in quel momento è scoppiato il finimondo. Io sono Daniela Rombi, sono la mamma di Emanuela. Mia figlia che il 29 giugno 2009 aveva 21 anni e mezzo e poi morta dopo 42 giorni di agonia. Sono Riccardo Antonini, ho lavorato come operaio della manutenzione, sono stato licenziato dalle Ferrovie per essere entrato in un evidente conflitto di interessi secondo l'azienda. Il processo ha confermato la grave situazione che si è determinata. Innanzitutto, una velocità insostenibile per quei carri che trasportano sostanze altamente pericolose ed infiammabili, oltre che tossiche. Per quasi un anno io la sera ho apparecchiato per tre persone. Cambiato tutto. Cambiato tutto perché io è come se fossi stato trasportato su un altro pianeta totalmente. Nelle motivazioni di primo grado i giudici hanno scritto che il rischio di deragliamento si riduce con la diminuzione della velocità e adottando il detentore antisvio. Soltanto qui a Viareggio i treni rallentano e un muro protegge le case.

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