Interrogata in DAD con occhi bendati, scoppia il caso

13 apr 2021

"La professoressa non è assolutamente la persona che è stata dipinta, è un'insegnante eccezionale, ci sono state delle dinamiche raccontate male". Forse un eccesso di zelo da parte dell'insegnante, dovuto alle difficoltà di gestione, in didattica a distanza, delle verifiche orali ma nulla di lesivo della dignità degli studenti. A sostenerlo la madre di una studentessa del liceo Montanari di Verona, compagna di classe della quindicenne interrogata on-line, con gli occhi bendati, su richiesta di una professoressa. L'episodio, venuto alla luce nei giorni scorsi durante un'assemblea studentesca, risale a prima delle vacanze di Pasqua ed è rimbalzato dalle chat di classe fino ai rappresentanti d'istituto, che lo hanno segnalato al dirigente scolastico. "Un atteggiamento simile non può creare l'ambiente adatto alla scuola, alla didattica, specialmente a distanza". L'Ufficio Scolastico Regionale ha avviato accertamenti sull'accaduto. Nessun commento da parte del Preside del liceo Montanari. "Stiamo parlando di una professoressa che scherza con i suoi alunni, è certo una professoressa che si fa rispettare ma nel senso che, insomma, ci tiene a portare avanti questa scuola, come va fatto, già in un momento così difficile". Per gli studenti, però, non si tratterebbe di un caso isolato. "Posso capire che una professoressa abbia anche confidenza e possa chiedere determinati, anche, favori, chiamiamoli così, quando ha paura che si possa stare copiando ma penso anche che dobbiamo renderci conto dell'atto e di come posso essere vissuto dello studente". Da una parte la necessità degli insegnanti di vigilare sugli studenti, d'altronde i trucchi per un aiutino o un suggerimento in chat sono tantissimi, dall'altra quella di non turbare i ragazzi già sufficientemente stressati. Il dibattito sulla DAD continua.

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