Irpinia, 40 anni dopo il terremoto: cosa resta

23 nov 2020

Un minuto e 20 secondi. Tanto durò lo spaventoso sisma in Irpinia, il 23 novembre 1980. Questo è il rumore del terremoto, catturato per caso da radio Alfa 102 durante una registrazione, i suoi cronisti furono in prima linea, poi, per i soccorsi. Esistono un prima e un dopo quella ferita con 3000 morti e 9000 feriti. A Sant'Angelo dei Lombardi, che fu distrutto totalmente, incontriamo Rosanna Repole, che diventò sindaco sotto una tenda, 48 ore dopo il sisma. Il primo cittadino, Guglielmo Castellano, morì sotto le macerie. Per mesi abbiamo convissuto quelle macerie e con la paura che potevamo trovare ancora qualche morto sotto le macerie. Gli ultimi due bambini furono recuperati la vigilia di Natale, così come l'ultima persona viva alcuni giorni prima di Natale. Sembra strano, ma questa persona rimase sotto le macerie viva per 20 giorni. Quando purtroppo il sindaco finì e e io sono stata eletta sotto la tenda, forse in quel momento non ho nemmeno, come dire, avuto una totale consapevolezza della responsabilità che mi sarei trovata sulle spalle. I ritardi nei soccorsi, le ombre sulla gestione dell'emergenza, le persone per lunghi anni nei prefabbricati, la grande solidarietà della gente. Cosa resta nel presente di quella ferita? Rimpiango che non c'è stata più negli anni quel grande senso di partecipazione, perché i cittadini, mossi anche dalle esperienze delle persone che venivano da fuori, cominciarono a organizzare i comitati di base, partecipazione ai consigli comunali, coesione fra di loro, scambio di esperienza nei rapporti di amicizia e di solidarietà con chi veniva da fuori. Questo è stato molto bello. Credo che nella tragedia e nel dolore abbia arricchito ciascuno di noi. A Conza della Campania, l'epicentro, hanno preferito ricostruire altrove e hanno lasciato le ferite ben esposte. Ferite evidenti anche nelle zone industriali, come a Nusco dove gli scheletri delle industrie che arrivarono con i fondi post terremoto, coesistono con le aziende che si sono insediate dopo. Ce lo racconta Giuseppe Di Iorio, ex sindacalista della CGIL, oggi nel direttivo dell'Asi. Questo processo che ha visto tanti imprenditori accaparrarsi risorse finanziarie e poi determinare, per così dire, la mortalità industriale che abbiamo registrato negli anni immediatamente successivi. Qui ha, come dire, la prima fase, ha la seconda fase e ha curatela fallimentare con tutto ciò che ha significato. Qui siamo a 100 metri dalla Desmond, che è l'azienda che sta lavorando per il vaccino. Cioè delle eccellenze ci sono, è su questo che bisogna intervenire. È qui a Montella ci sono ancora i prefabbricati. Dentro non ci sono più i terremotati, ma in gran parte persone in emergenza abitativa che, anche dopo 30 anni, stanno finalmente per ottenere una casa popolare. È stata un'attesa lunga? Lunga è stata però non è colpa di nessuno, perché sono i governi che sono cambiati eccetera eccetera.

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