La guerra dell'etichetta: Italia contro il "nutriscore"

20 set 2020

Sarà pure vero che dalle nostre parti il rispetto del semaforo è più un consiglio che un obbligo. Sta di fatto che per noi questa etichetta ha un sapore che proprio non va giù, anche perché è un metodo che considera più sane le bibite zero calorie rispetto all'olio extravergine di oliva non può che essere un attacco frontale al Made in Italy. Piccolo riassunto: Nutriscore è un sistema di etichettatura dei prodotti alimentari pensato per promuovere sugli scaffali alimenti più salutari e meno dannosi. Grassi saturi, sale, zuccheri e parametri classici insomma, misurati da un semaforo a scala cromatico-alfabetica. A sinistra tutta salute, a destra cibo spazzatura. Sei Paesi europei, tra cui Francia, Germania, Olanda, hanno già sposato la filosofia del Nutriscore, Bruxelles sta pensando di adottarla per tutti. Peccato che l'algoritmo del semaforo, come un Savonarola della tavola, condanni all'inappetibilità 7,2 miliardi di euro di delizie alimentari italiane. Formaggi, salumi, olio di casa nostra, sono confinati a sfumature di rosso e numeri alti, all'opposto di prodotti artificiali, magari infarciti di edulcoranti ma che non toccano le coronarie. L'Italia non ci sta e si è fatta capofila dei Paesi contrari alla dittatura dell'aspartame, chiede di escludere dalle etichette europee i prodotti Dop, Igp e mono-ingrediente. Ciascun Paese segue le proprie linee guida, si legge nel documento dei sette, nel contesto più generale delle diete sane ed equilibrate. Perché se siamo quello che mangiamo, noi, tanto per essere chiari, siamo Italiani.

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