La rivolta dei rider, ecco i vip che non danno la mancia

26 apr 2019

Se l'informazione è potere allora liberiamo i dati. Chi fa ordinazioni con lo smartphone è avvertito. Così i rider danno in pasto alla rete l'elenco di ricchi e famosi che secondo loro non darebbero mancia al ciclo fattorino. E i tirchi del cibo a domicilio li troviamo un po' ovunque, calciatori, stelle di oggi e di ieri, tra i musicisti, blogger, volti noti dell'intrattenimento TV. Era l'unico modo per attirare l'attenzione sulla nostra lotta e far capire che senza di noi il profitto finisce, fanno sapere dal collettivo di rider Deliverance. Dunque significato politico preciso, attente piattaforme digitali del delivery food, perché se non vi confrontate questo sarà il futuro. Noi produciamo i dati, noi conosciamo i vostri punti deboli e non esiteremo ad usarli contro di voi. I rider da tempo chiedono maggiori tutele alle varie app, che però negano la subordinazione dei lavoratori, che quindi vengono classificati come liberi professionisti, dunque collaboratori, sotto il sole sotto la pioggia, con poche tutele. Il punto però è la modalità di rivendicazione. Lo strumento di pressione. È tutto pubblico fuori della porta, tutto privato in casa propria e una pizza, un piatto di pasta da divano, è a esercizio domestico anche per i ricchi e famosi. Ma è proprio dal pianerottolo che parte l'attacco. Noi entriamo nelle vostre case, fanno sapere i fattorini, vi portiamo il cibo a tutte le ore del giorno, sappiamo cosa mangiate, dove abitate, che abitudini avete. La vera ricchezza delle imprese del settore non è tanto il valore dell'intermediazione tra ristorante e cliente, spiegano i rider, quanto piuttosto il poter accumulare dati e quindi profilare la clientela. Tutte informazioni che poi possono essere rivendute ad altre aziende. Infine la richiesta. Le mance non vengano tassate. Ad oggi viene trattenuta l’Iva quando il pagamento avviene, come nella maggior parte dei casi, con bancomat o carta di credito. Così per il 1° maggio i rider hanno organizzato uno sciopero in un quartiere di tendenza milanese perché, dicono, se vogliamo vivere il nostro futuro occorre un upgrade nei diritti.

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