La storia di Cinzia e Bea e il loro appello a restare a casa

12 mar 2020

Oggi, vi parlo come mamma di Bea. Noi che siamo in emergenza medica tutti i giorni, anche senza il Coronavirus. Vi racconto quello che mi è successo, è successo a me, alla mia bambina e alla mia famiglia in questi 18 giorni. Diciotto giorni fa la mia bambina ha avuto uno scompenso cardiaco, l'allarme Coronavirus era all'inizio, i suoi cardiologi erano a Roma, al Bambino Gesù, per cui, ci siamo resi conto che la situazione era abbastanza delicata. Abbiamo preso la bambina e ci siamo recati al pronto soccorso del Bambino Gesù di Roma, appena in tempo, siamo arrivati alle 8 di sera, a mezzanotte il cuore della Bea ha iniziato a perdere battiti. Per la prima volta ho incontrato un rianimatore, non è da tutti, un bel ragazzo, alto, molto sicuro di lui. A un certo punto sentivo che diceva: “Va bene, in rianimazione non c'è posto, sentiamo terapia intensiva. In terapia intensiva, non c'è posto. Va bene, allora ci serve un piano B”. A un certo punto si è girato, mi ha guardata e mi ha detto: “Signora, tranquilla, siamo in una situazione corri, non corri corri, adesso troviamo una soluzione”. Insomma, chiamano la terapia intensiva cardiologica, non c'era posto, neanche lì. Allora, hanno deciso di prendere un provvedimento, hanno trasformato la presa la della TIC (Terapia Intensiva Cardiologica) in una sala rianimazione per Beatrice. Abbiamo, quindi, avuto accesso alla sala di terapia intensiva senza l'emergenza Coronavirus così, avevamo rischiato di non avere posto. La bambina è entrata in terapia intensiva con me, ci siamo rimaste 12 ore e i medici fantastici del Bambino Gesù sono riusciti a stabilizzarla. Non è finita qua la nostra avventura, a questo punto, ci hanno trasferito nel reparto di cardiochirurgia, arrivati sulla porta del reparto reparto, un reparto blindato, operano i bambini al cuore, eseguono i trapianti. Come abbiamo avuto l'accesso al reparto siamo state messe in quarantena, solo per la provenienza regionale. Medici, infermieri e io - scusate, sono in ospedale - abbiamo accudito la Bea in quarantena, mentre era in scompenso cardiaco. Infermieri e medici ci mettevano, all'inizio, 15 minuti per mettere tutti i presidi, prima di entrare nella camera, io ero qui sola, dentro con lei, con l'adrenalina caricati in pompa. Abbiamo superato tutto, medici e infermieri sono stati stupendi, ce l'abbiamo fatta, ce l'ha fatta lei, ce l'ho fatta io, ce l'abbiamo fatta i medici, abbiamo vinto tutti in questa situazione. È stata dura, dura e faticosa per tutti. Rimanete a casa, non vi muovete. Non vi muovete! Pensate a quei bambini, a quelle famiglie che sono in emergenza medica, senza Coronavirus. Oggi è finita la nostra avventura, Bea sta ancora dormendo, come un ghiretto, è finita la nostra avventura al Bambino Gesù, siamo in dimissione, dobbiamo rientrare presso il nostro domicilio perché la mia bambina è molto complicata, e tutta la gestione medica, di farmaci necessari alla vita e al sostentamento della sua vita sono gestiti a livello regionale, per cui dobbiamo tornare nella nostra Regione di residenza: la Lombardia. Io e la mia bambina abbiamo diritto di compilare questa autocertificazione e di tornare presso il nostro domicilio, perché la nostra vita sarebbe impossibile fuori dalla nostra Regione. Sarà un viaggio complicato, mascherina, amuchina, guanti, dobbiamo per forza utilizzare l'alta velocità, perché la bambina è ancora stanca e delicata e un viaggio in auto, auto medica, sarebbe comunque troppo pesante per lei. Vi prego, prego a tutti: state a casa. Ci sono motivi seri per spostarsi, valutate i vostri e pensate a noi e a tutti i bambini che sono in netta difficoltà e in emergenza medica tutto l'anno.

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