Licenziamenti Embraco, 398 lavoratori a rischio

10 feb 2021

Di questa richiesta provocatoria, resta solo la disperazione dei 398 lavoratori della ex Embraco di Riva presso Chieri, nel Torinese, multinazionale brasiliana, costola della Whirlpool che produceva motori per frigoriferi. Martedì il curatore fallimentare dell'azienda ha presentato per tutti loro la richiesta di licenziamento collettivo. Purtroppo se i primi tempi erano ristretti, con scadenza degli ammortizzatori al 22 luglio, oggi, con l'attuazione della procedura dei licenziamenti collettivi, chiaramente mancano 75 giorni ad un eventuale accordo. Qui non si produce più nulla da 3 anni, dalla fine del 2019 i capannoni sono completamente vuoti. Tutto è cominciato nel gennaio 2018, quando l'Embraco inviò 500 lettere di licenziamento perché aveva deciso di spostare interamente la produzione in Slovacchia e da allora è partito un braccio di ferro tra lavoratore e azienda con l'intervento del Governo. La soluzione era stata individuata in una reindustrializzazione del sito. Qui dovrebbe infatti nascere ItalComp, un polo internazionale di compressori per elettrodomestici, insieme alla ACCD Mel, nel bellunese, con una società per il 70% pubblica, attraverso Invitalia e il 30% privata, ma l'autorizzazione della commissione europea, con i relativi finanziamenti, attesa per il 20 dicembre scorso, non è arrivata. È slittata di 5 mesi, perché l'Europa ha chiesto ulteriori approfondimenti che non lasciano ben sperare. Il tempo stringe e quello che ci resta da fare e sperare che il nuovo Governo Draghi si formi nel più breve tempo possibile e che ci dia una mano alla creazione della nuova società, la società ItalComp che dovrebbe prevedere Torino e Mel e fare il polo dei compressori italiani. Se anche il Governo si formasse in pochi giorni, ci sarebbe tempo per formare poi questa nuova società? È chiaro che il tempo è diminuito. Però ci sono le prerogative per farla. È chiaro che ci vuole la volontà anche del Governo.

pubblicità
pubblicità