Lo Stato non paga, simbolo anticlan costretto a chiudere

21 dic 2019

Dove non è riuscita la camorra, sta riuscendo la burocrazia. Questo posto accogliente che vedete non è un semplice ristorante è "Nuova Cucina Organizzata". Già dal nome è un capovolgimento della Nuova Camorra Organizzata, gestito dalla cooperativa Agropoli per dare un'opportunità di lavoro e inserimento sociale alle persone svantaggiate, principalmente con problemi psichici, in un territorio ferito dalla camorra come Casal di Principe. Con il sistema dei budget di salute, dei quali è stato pioniere, ci riesce e funziona. Da sette anni lo fa in un bene confiscato: è un simbolo del cambiamento di Casal di Principe. Eppure dal 7 gennaio l'attività chiude, perché da 30 mesi la cooperativa non viene più pagata dai comuni per i quali svolge il servizio. Lavorano sette persone, e su sette, quattro sono svantaggiate. Mentre per i centri accreditati la regione Campania prevede un anticipo da parte delle ASL, questo non accade con le cooperative che gestiscono i budget di salute nei beni confiscati: due pesi e due misure. Una situazione che riguarda molte cooperative che operano sul territorio, spesso meno forti di questa e che quindi finiscono strozzate dai debiti. Il Presidente della regione Campania vi ha mai ricevuti? Mai! Abbiamo cercato un colloquio, un approccio, ma non è mai arrivato. Noi con il Presidente non abbiamo mai parlato. È il fuoco amico che ti sta sparando e chi dovrebbe sostenerti, vedo che mi sta ostacolando. A spiegare come lo Stato stesso metta in pericolo esperienze virtuose è il sindaco di Casal di Principe, Renato Natale, simbolo dell'anticamorra e vicepresidente di Avviso Pubblico, la rete degli enti locali contro la criminalità organizzata. Il Comune fino ad ora paga, ma fino a quando potremo farlo? Ad oggi il Comune di Casale ha un debito con la Cassa Depositi e Prestiti intorno ai 600 mila euro. E si stanno preparando altri debiti da dover affrontare. Si dice che dovremmo recuperare dei cittadini, ma in nessuna parte d'Italia questo avviene. Resta il fatto che c'è un'uscita dal nostro bilancio di cinque-seicento mila euro, che tenderà ad aumentare. Ecco perché dico che c'è un problema complessivo: bisogna fare un tavolo di concertazione complessiva. Che tutto questo si ripercuota sui più deboli, mettendo in pericolo la loro vita autonoma, bisognerà spiegarlo a Giuseppe, Antonio, Vincenzo e gli altri.

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