Mediterranea denuncia autorità per mancato sbarco naufraghi

01 set 2019

La Mar Ionio resta a 13 miglia al largo di Lampedusa con a bordo i naufraghi. 28 uomini e 6 donne recuperati mercoledì dal gommone semi affondato dal quale in 6 erano caduti in mare annegando. Soltanto a 64 persone, donne, bambini, neonati e feriti è stato permesso scendere a terra. Per gli altri e per la nave che li ha salvati da morte certa resta il divieto di attracco, come previsto dal decreto sicurezza bis. "Sono reduci da prigionia e tortura, hanno il diritto di scendere", ribadiscono gli operatori di Mediterranea, che hanno presentato una diffida alle autorità italiane e ricordano i precedenti casi di navi bloccate su cui si indaga per sequestro di persona. Stanno compiendo quanto meno un'omissione di atto di ufficio, perchè il centro di coordinamento italiano è stato il primo ad essere avvertito dell'evento ed ha l'obbligo giuridico quantomeno di indicare un porto sicuro per questi naufraghi. Il diritto internazionale è sovraordinato a qualunque decreto, lo dice la costituzione. Noi abbiamo dalla nostra parte la ragione e il diritto. Non vogliamo arrivare ad operare una forzatura in questo momento, proprio perchè sappiamo che ragione e diritto sono dalla nostra parte. Stiamo aspettando che finalmente le istituzioni di questo paese, dopo mesi di incubo, si decidano ad applicare ragionevolezza e rispetto del diritto. E mentre decine di migranti ogni giorno raggiungono le coste italiane e sbarcano in autonomia, gli ultimi gruppi a Lampedusa e in Sardegna. Ci sono altre due navi bloccate in mare. L'Alan Kurdi della ONG tedesca Sea eye, con a bordo 13 migranti e la Eleanor di Lifeline, da 5 giorni a largo di Malta, con oltre 100 persone. Gli appelli perché possano scendere a terra, si moltiplicano. Dal mondo della politica, dello spettacolo e dalla società civile e dalla Chiesa. L'arcivescovo di Agrigento ha elogiato l'operato degli equipaggi delle navi delle ONG e condannato quella che definisce una forma ingiustificata di durezza nei confronti di persone allo stremo. "Prima di qualsiasi disputa politica", dice il cardinale Montenegro, "ci sono diritti umani da difendere.".

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