Messina Denaro, 13 arresti in Sicilia, favorivano latitanza

15 dic 2020

La caccia al boss latitante Matteo Messina Denaro passa dai suoi favoreggiatori. In 13 questa notte sono stati arrestati dagli uomini del servizio centrale operativo della polizia di Roma e dagli agenti delle squadre mobili di Palermo e Trapani. Si tratta di fedelissimi del capo di Cosa nostra che, secondo i magistrati della Dda di Palermo che hanno coordinato le indagini, si sarebbero occupati della gestione degli affari, in modo particolare delle estorsioni, la fonte di guadagno più prospera per la famiglia mafiosa della primula rossa di cosa nostra. Le accuse nei confronti degli arrestati sono quelle di associazione mafiosa, estorsione, incendio furto e corruzione elettorale. Dall'inchiesta è infatti emerso che cosa nostra avrebbe pilotato l'elezione a sindaco di alcuni piccoli centri del trapanese ed in particolare del paese di Calatafimi. Lì un anno fa è stato eletto sindaco con 1900 voti Antonino Accardo. Stando alle intercettazioni, molti di quei voti sarebbero stati comprati per 50 euro ciascuno. Il primo cittadino adesso è indagato. Tra gli arrestati spicca il nome di Nicolò Pidone, ritenuto un fedelissimo di Matteo Messina Denaro. A lui in tanti si rivolgevano per risolvere controversie o per chiedere interventi da parte della famiglia. I summit di mafia si tenevano nella sua masseria. L'inchiesta che non si è ancora conclusa, vede indagate a piede libero altre sette persone.

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