Migranti in Campania, Cantone: "Sospetti su irregolarità"

11 gen 2017

Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, ha più di un sospetto che l’accoglienza dei migranti in Campania tra aprile 2011 e dicembre 2012, quando la gestione dei fondi era nelle mani delle Regioni, può essere stata occasione di business poco trasparenti per chi ha gestito i servizi di accoglienza e i pocket money, ovvero quei 2,5-3 euro al giorno che dovevano essere dati ai migranti o in contanti o l’equivalente in carte telefoniche prepagate. Questo sospetto, che potrebbe essere anche qualcosa di più, ovvero reati, e anche gravi, emerge da un’indagine disposta dall’ANAC nel 2015. L’anticorruzione, con l’ausilio della Guardia di Finanza, che ha numerose inchieste già in atto in Campania sullo sperpero di ingenti somme sull’accoglienza dei migranti, ha verificato una sequela impressionante di irregolarità che hanno indotto a spedire le conclusioni – queste 14 pagine di indagini – dei controlli dell’ANAC alla Procura di Napoli, per accertare la commissione di reati, e alla Corte dei conti, per quel che riguarda lo sperpero di danaro pubblico. Tra le irregolarità più gravi segnalate ci sono gli scarsi controlli antimafia delle aziende impegnate nell’accoglienza, l’incongruenza tra somme erogate e numero di migranti effettivamente ospitati nelle strutture, che incassavano molto spesso più di quanto spettasse loro, e poi l’imbroglio dei pocket money. Insomma, si fa presto a dire che Mafia Capitale abbia potuto infettare anche l’accoglienza in Campania, ma se le contestazioni dell’ANAC rispondono al vero non sarà difficile per i magistrati inquirenti di Napoli verificare che il sistema Mafia Capitale nell’accoglienza è stato un cancro molto esteso.

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