Migranti, parla il pescatore di Lampedusa che ha salvato 24

14 giu 2021

Il mare è calmo, il meteo favorevole. Migliaia di disperati attendono il proprio turno, per fuggire dall'Africa. Ci sono centinaia di barche pronte sulle spiagge al confine tra Libia e Tunisia. Negli ultimi giorni i trafficanti ne hanno messe in mare decine, una dopo l'altra, alla volta dell'Italia. Una ventina sono arrivate tra Sicilia e Sardegna, sette sono state intercettate dall'unica nave umanitaria, al momento in missione nel Mediterraneo Centrale: la Geo Barents, di Medici Senza Frontiere. A bordo 410 persone, 100 sono bambini e adolescenti, varie le nazionalità, ci sono molte famiglie siriane e profughi eritrei. Una marea umana in fuga da miseria e torture, che trova il primo approdo sul lembo più a sud d'Europa: Lampedusa. 16 barche sono arrivate autonomamente in 48 ore, con più di 1.500 persone. In aiuto di una piccola imbarcazione è intervenuto il pescatore lampedusano Vincenzo Partinico. "Io e il mio ragazzo che viene a pescare con me, abbiamo cominciato a recuperare queste persone con i salvagenti e le corde che avevamo sulla barca, perché erano troppo in difficoltà, di notte è una cosa bruttissima. Avevo paura, però il cuore mi diceva di prendere tutte le persone, erano 24, ancora c'ho i brividi ... Poi piano piano, abbiamo cominciato a dare l'acqua, perché avevano sete e avevano fame. Abbiamo dato tutto, abbiamo dato tutti i panni che avevamo a bordo, tutte le magliette. Uno non può lasciare queste persone in acqua, per dire, vai indietro e te ne vai. Ma che cosa è? Una persona che è umana, una persona che c'ha un cuore, non è capace a fare queste cose".

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