Migranti, parlano i superstiti: non ci ha aiutato nessuno

27 lug 2019

135 migranti a bordo di imbarcazioni in difficoltà. Salvati al largo di Malta, grazie all'intervento dei pescatori tunisini e siciliani che si trovavano nella zona. È tra loro anche l'equipaggio del Giarratano, che prima di fare rientro al porto di Sciacca ha avvertito la guardia costiera. Immediato l'intervento della nave Gregoretti che ha preso i naufraghi a bordo e dalla sera di giovedì, al largo di Lampedusa, attende indicazioni sul porto in cui sbarcarli. Le partenze dalla Libia dei lager e della guerra non si fermano. In 143 sono stati soccorsi nelle ultime 24 ore dalle motovedette della Valletta e sbarcati a Malta. Sono stati invece riportati nella Libia da cui erano fuggiti i sopravvissuti al più grave naufragio dall'inizio dell'anno, quello costato la vita ad almeno 150 persone, donne e bambini, per lo più eritrei. Intere famiglie di profughi che tentavano di fuggire da un Paese in cui chi ha la pelle nera è trattato come schiavo e privato di ogni diritto. Rinchiusi in quelle celle in cui, ora, saranno nuovamente sottoposti al ricatto di carcerieri e trafficanti, che spesso sono la stessa persona che mette su quei barconi chi ha i soldi per pagare e lascia morire chi non può permettersi di guadagnarsi la via di fuga attraverso il Mediterraneo, che pure è la rotta più letale. Le testimonianze sono drammatiche. I superstiti raccontano la tragedia, la paura, la partenza dalla spiaggia di Khoms, la permanenza su una barca in avaria. Le richieste di aiuto, rimaste inascoltate per due giorni. Erano in 300, in troppi, ammassati su quell'imbarcazione che ha cominciato presto a riempirsi di acqua. "Abbiamo visto scivolare in mare", raccontano, "e sparire tra le onde bambini, neonati, donne, almeno 150. Noi siamo stati più fortunati, siamo riusciti a nuotare. Abbiamo resistito per sette ore, finché non siamo stati raggiunti da alcuni pescatori. Abbiamo lottato contro la morte, in mare. Ora lottiamo contro la morte, qui a terra".

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