Quando il mare è tornato calmo, nei giorni scorsi, ha favorito la ripresa delle partenze delle barche dalle coste del Nord Africa, ma anche i trasferimenti in nave dei profughi e i migranti arrivati a Lampedusa, in quella ondata record di sbarchi autonomi e soccorsi al largo dell'isola che si è registrato tra l'8 e il 10 marzo. 3mila persone sono rimaste ammassate per giorni nell'hotspot, una struttura che può contenerne 400. Tra loro anche famiglie con bambini e neonati. La situazione sta adesso tornando alla normalità, nelle prossime ore, dopo le procedure di identificazione, verranno trasferiti anche gli 80 migranti sbarcati venerdì e sabato, mentre i 233 soccorsi su un barcone, nella notte del 18 della nave Dattilo della Guardia Costiera, sono stati imbarcati su un pattugliatore diretto ad Augusta e a Catania, insieme ad altre 100 persone. Attraccata invece a Reggio Calabria la nave Diciotti della Guardia Costiera, con altre quasi 600 persone, mentre un migliaio ha raggiunto Porto Empedocle sul traghetto di linea. Intanto a Palermo hanno sfilato migliaia di persone per chiedere che vengano ripristinate le missioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, attraversato di continuo da migliaia di migranti e profughi, nella maggior parte dei casi subsahariani, in fuga dalla Libia, ma sempre più spesso anche dalla Tunisia, con le condizioni del mare che sembrano essere l'unica variabile in grado di condizionare le partenze, e dove le vittime accertate, quelle di cui si è avuto notizia degli ultimi 10 anni sono più di 26mila. Una cifra che non tiene conto dei tanti naufragi che avvengono senza lasciare traccia.























