Miracolo San Gennaro, a Napoli tra fede e credenza popolare

17 dic 2020

San Gennaro ha voluto soltanto rimandare il miracolo. Il prodigio non è avvenuto. Il sangue di San Gennaro non si è sciolto nel terzo appuntamento annuale, quello del 16 dicembre, il miracolo laico del Santo patrono, così definito perché avviene nella cappella del tesoro affidata alla deputazione di San Gennaro, composta da laici, in pratica i custodi della reliquia. La deputazione nasce per volere popolare nel 1527, quindi un voto della città di Napoli, affinché San Gennaro salvasse la nostra città dalla peste, dai terremoti e da un'eruzione del Vesuvio che incombeva sullà città, le cose andarono meglio e la città di Napoli non dimenticò il suo voto e quindi gli eletti della città hanno provveduto alla costruzione della Cappella del tesoro di San Gennaro, pertanto la cappella nasce per volere popolare ed è proprietà della città di Napoli. Per gli scaramantici il mancato scioglimento del sangue è un cattivo presagio, guardano ai precedenti, ad alcuni eventi seguiti alla mancata liquefazione, i più recenti, il sangue non si sciolse nel settembre 73 era appena esplosa l'epidemia di colera a Napoli e nel 1980, due mesi prima del devastante terremoto dell'Irpinia. Certo è che in questo 2020 segnato dalla pandemia il mancato prodigio si carica di suggestioni. Per noi napoletani è qualcosa di importante. Si può dire che siamo in una sorta di pellegrinaggio per purificare l'anima. E nell'anima di Napoli, che è un mondo a parte, San Gennaro è un punto di riferimento, figura trasversale che non appartiene solo ai credenti, ma all'intera città, il patrono, che magari ha voluto negando il prodigio mandare un messaggio, ma quale? Ed ecco allora l'inquietudine che va oltre la credenza popolare. Non è superstizione, è amore.

pubblicità