Modifiche per il dl su obbligo vaccini per i medici

18 mag 2021

Questo è il decreto legge, non ancora convertito, del primo aprile scorso. L'articolo 4, eccolo, prevede l'obbligo vaccinale per gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario. Una misura resasi necessaria per tutti quei medici, infermieri e operatori, ospedalieri e non, che sono a contatto diretto con i pazienti, ma che hanno deciso di non vaccinarsi. "L'iter è molto ben definito dal decreto legge. Dava tempo 10 giorni dopo che le regioni ricevevano dagli ordini gli elenchi degli iscritti, e li ricevevano il 5 di aprile. Le regioni avevano 10 giorni per controllare sulle piattaforme informatiche dove vengono registrati i vaccinati quali sanitari eventualmente non si fossero vaccinati, il dato viene trasmesso alle ASL di residenza le quali richiamano la persona invitandola a vaccinarsi. Se questo sanitario non si vaccina deve eventualmente portare un attestato che in qualche modo giustifichi la cosa e dopodiché ha ancora alcuni giorni per regolarizzarsi. A quel punto, se questo non capita, l'ASL comunica direttamente al medico, all'ordine professionale e al datore di lavoro la situazione in cui è il sanitario. Il sanitario automaticamente a quel punto viene sospeso dalle attività in presenza di persone o in altre attività che possano mettere a rischio di contagio". Iter complesso ma chiaro. Le regioni però ora sono in difficoltà per l'intervento del Garante della Privacy. Il presidente dell'Autorità Pasquale Stanzione è stato chiaro: il decreto merita delle modifiche per definire con maggiore esattezza i soggetti interessati dall'obbligo vaccinale e le tipologie di dati da trattare. E il Garante si dice certo che queste norme saranno, in sede di conversione del decreto, modificate in modo da essere pienamente conformi alla disciplina europea. Nel frattempo, seppur giuste nel principio, restano inapplicabili. "Io sento più un obbligo morale che un obbligo di legge, però, immaginando che ci possano essere delle situazioni in cui c'è una certa resistenza a vaccinarsi, la legge è corretto che ci sia".

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