Morto Emanuele Severino, il filosofo "dell'eterno"

21 gen 2020

Avvicinarsi alla morte è avvicinarsi alla gioia, come superamento di ogni contraddizione, non ci attende la reincarnazione o la resurrezione, ma qualcosa di infinitamente di più. Così scriveva il filosofo Emanuele Severino, morto il 17 gennaio a Brescia, ma solo oggi è arrivata la notizia, aveva 90 anni. Portatore di una visione originale, di un pensiero radicale che per la negazione del divenire lo ha portato ad un conflitto con la Chiesa Cattolica al punto che nel 1968, su sua richiesta venne istruito un processo dall'ex Sant'Uffizio, che dichiarò la sua filosofia incompatibile con il Cristianesimo. Considerato uno dei più grandi intellettuali del Novecento, oltre che filosofo e scrittore, il suo pensiero si è sviluppato intorno a un unico problema, quello del divenire e della morte, con un solo grandioso obiettivo, negarne l'esistenza. Forte, carismatico, ha sempre difeso la sua visione, quella per la quale tutte le cose, anche le più insignificanti, sono eterne per necessità e che la convinzione degli uomini, secondo cui invece tutte le cose vengono dal nulla e lì fanno ritorno, è follia estrema. Tutta la storia del pensiero occidentale è un tentativo di eludere la paura di questo nulla, ma per lui, per il filosofo dell'eterno non c'è mai stato spazio per questa follia, perché semplicemente il divenire non esiste.

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