Napoli, le mani dei clan sugli ospedali

22 ott 2021

"Ha detto che il padre si sta facendo la galera, e gli ho detto che pure noi ci siamo fatti la galera. E che il padre non si deve rubare niente. Sono andato a fare pure io il reato e pretendo i soldi miei." A parlare e Alessandro Desio, uno dei 48 indagati per l'inchiesta che vedrebbe la Camorra infiltrata nel settore degli appalti degli ospedali. In questa intercettazione del 2017, si parlerebbe di una tangente di ben 400 mila euro. Una estorsione per un appalto milionario di adeguamento di alcuni padiglioni dell'Ospedale Cardarelli di Napoli. Nel confronto intercettato ci sarebbero Andrea Basile, Giovanni Caruson e Desio, che si lamentano del Boss Luigi Cimmino e di suo figlio Franco Diego, oggi sono tutti in carcere. Dissidi interni di una Camorra quella dell'alleanza di Secondigliano e in questo caso del clan del Vomero. In un cartello articolatissimo che parla la lingua dell' imprenditoria. E' uno dei tanti episodi documentati nelle oltre 400 pagine dell'ordinanza dell'inchiesta, condotta dalla Squadra Mobile e dalla Procura Distrettuale Antimafia di Napoli, su appalti condizionati nella sanità ed estorsioni alle ditte che gestiscono ambulanze e onoranze funebri, ma anche costruzioni e pulizie. Una Camorra in doppiopetto e pistola che si avvarrebbe secondo gli inquirenti della collaborazione di imprenditori, sindacalisti, dipendenti delle aziende ospedaliere e dipendenti dentro grandi aziende che lavorano con la sanità. Nel Policlinico, nell'Ospedale Cardarelli, nell'Azienda Ospedaliera dei Colli, ci sarebbero state le torte da spartire in un arco temporale lungo, fra ben 8 clan sotto l'ombrello del cartello criminale.

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