Napoli, tra incredulità e dolore, dice addio a Diego

26 nov 2020

È morto... Che cosa è per lei che la commuove così tanto? É la storia. C'è chi non riesce a trattenere l'emozione, può sembrare troppo, magari esagerato, ma così non è, il silenzio ai Quartieri Spagnoli, il Sanpaolo illuminato a giorno, in una notte tesa e strana, la storia di Diego Armando Maradona è il racconto di un'intera città, tra sogni, speranze, occasioni. Perché Diego ha rappresentato più di ogni altro il riscatto di un popolo, l'impossibile che diventa possibile, il contrasto alle discriminazioni, l'orgoglio, l'appartenenza non nel senso, come certe volte intendiamo noi al sud, appartenenza come vincolo e come schiavitù, ma anzi come liberazione, rimane nella sua immortalità, perché ha una capacità di tramandare emozioni sempre con la stessa intensità. E cosi, nella città che lo aveva amato da subito e che lui aveva da subito sentito sua, il senso di sgomento è evidente, il giorno dopo la notizia, il giorno in cui tutti cominciano a fare i conti con l'assenza. Maradona è uno di famiglia insomma, è presente in ogni casa dei napoletani con una fotografia, un qualche cosa nei ricordi le sue gesta. Lo vediamo tra le facce della gente, oggi sembra una giornata surreale, quindi quasi la gente non ci crede, ma invece sta metabolizzando purtroppo. E nel viaggio tra i luoghi simbolo della passione, svetta il volto fiero di Diego, Diego universale, identitario e divisivo, genio e sregolatezza, icona nel calcio, ma alla fine per tutti, soprattutto uomo, generoso e fragile. Un uomo generoso, è stato il riscatto di noi giovani del sud. Diego era il sociale, la riscossa. La riscossa della povera gente, del popolo.

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