Natale e Covid, decreto legato a contagi

15 nov 2020

Il Natale che non sarà, quello che non deve essere e il tema della riflessione di amministratori e medici, dal conteggio delle terapie intensive a quello dei partecipanti possibili al cenone, la discussione secondo il ministro della salute Speranza, surreale. Il dibattito politico scientifico è già acceso. Non sarà un liberi tutti è il messaggio del premier Conte da cui immaginare. Quel che si conterà prima di tutto sono i contagi che ci dividono dal 3 dicembre, quando scadrà l'attuale DPCM, a cui seguirà il decreto di Natale. 37255 positivi nelle ultime 24 ore, la curva scende, gli ospedali restano in affanno, mentre si accendono le prime luminarie. Il Natale tradizionale della corsa selvaggi ai regali, delle lunghe tavolate, degli auguri a tutti e delle chiese stracolme per chi valuta il rischio di professione è fuori luogo. É questa discussione sul cenone di Natale che a me pare francamente stucchevole difronte a questi numeri, in cui abbiamo 500 600 morti al giorno. Il problema qui non è salvare il Natale, qui il problema è salvare queste vite. Si dibatte portando come esempio il ferragosto, avanzando il timore della terza ondata. Sarà un Natale sobrio nei comportamenti di ognuno, perché abbiamo visto che cosa ha comportato l'estate con l'allentamento nel momento in cui si è pensato che l'apertura delle discoteche poteva dare spazio a una maggiore socialità senza rispettare quelle regole che comunemente avevamo condiviso. Il Codacons prevede già consumi in calo, con una perdita che potrebbe raggiungere 1,5 miliardi, nelle città rosse gestori di negozi chiusi fremono, la situazione concede solo ipotesi anti assembramento, cene tra pochi intimi, coprifuoco che slitta, concessioni sulle quali iniziare a ragionare nell'Italia divisa in 3 colori.

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