'Ndrangheta in Piemonte, soldi in cambio di voti

21 dic 2019

Le carte dell'inchiesta sull'infiltrazione della ndrangheta in Piemonte che ha portato all'arresto di otto persone, tra cui l'assessore regionale Roberto Rosso, svelano la disinvoltura con cui gli uomini affiliati ai clan si muovevano tra politica e imprenditoria. Mafiosi in giacca e cravatta che tessono alleanze, stringono amicizia e chiudono accordi. La guardia di finanza ha filmato gli incontri tra l'assessore Rosso e alcuni degli indagati. Incontri e intercettazioni telefoniche che documentano, secondo l'accusa, l'accordo tra le parti. Soldi in cambio di voti. Soldi sborsati da Rosso per ottenere il posto di assessore regionale. Dopo le elezioni, però, tra gli indagati, inizia un frenetico scambio di telefonate trattative e tentativi di compromesso. Sempre stando a quanto riportato nell'ordinanza, Rosso è convinto che non gli siano arrivati poi così tanti voti e prova ad ottenere uno sconto. Nelle telefonate i soldi diventano caramelle. Alla fine, di caramelle, stimano gli investigatori ne ha date circa 15000 in tre tranche. Rosso, avvocato civilista di 58 anni, alle spalle una lunga esperienza in parlamento, era considerato l'uomo forte di Fratelli d'Italia. Espulso dal partito dopo la notizia dell'arresto. Adesso è in carcere con l'accusa di voto di scambio politico mafioso. Nelle prossime ore sarà interrogato. Durante l'udienza di convalida, potrebbe rispondere alle domande per chiarire la sua posizione o come è più probabile, la strategia difensiva sarà quella di avvalersi della facoltà di non rispondere.

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