Nucleare in Italia, resa nota carta siti stoccaggio scorie

05 gen 2021

Tolto il segreto di Stato sulla carta nazionale delle aree potenzialmente idonee ad ospitare rifiuti radioattivi sono scattate le polemiche e proteste da nord a sud. A dire no sono gli amministratori dei comuni e delle aree individuate per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi di bassa e media attività che il nostro Paese produce e che oggi portiamo pagando in gran Bretagna e Francia. 67 siti sono elencati nel documento, 8 in Piemonte, tra le provincie di Torino e Alessandria, 24 in Toscana e Lazio, tra le province di Siena, Grosseto e Viterbo, 17 in Basilicata e Puglia, tra le province di Potenza, Matera, Bari e Taranto, 14 in Sardegna in provincia di Oristano, 4 in Sicilia nelle province di Trapani, Palermo e Caltanissetta. Non tutte le 67 aree potenziali ospiteranno i rifiuti, inizia ora, infatti, un iter di 6 mesi che porterà a rendere definitiva la carta che prenderà il nome di CNAI, carta nazionale aree idonee, a gestire la procedura è la Sogin. Riparte così, dopo anni, l'iter per la consultazione pubblica che porterà alla realizzazione del deposito nazionale che conterrà inizialmente 78.000 metri cubi di rifiuti di media e bassa attività, successivamente anche 17.000 metri cubi ad alta attività, al deposito sarà affiancato un parco tecnologico. E si torna così a discutere di nucleare, questioni annose e divisiva dal 1987, quando a seguito di un referendum furono chiusi 4 siti italiani. Protestano e annunciano barricate gli amministratori, chiede un percorso trasparente Legambiente, mentre valuta come uno sbaglio la scelta di un unico sito Green Peace. Non è tempo di polemiche, è un percorso storico, commenta il ministro dell'ambiente Sergio Costa, frena sull'ipotesi Basilicata il ministro Speranza e anche alle altre regioni interessate le porte all'iniziativa sembrano chiuse.

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