Nuove povertà a Milano: il programma qubi, quanto basta

17 apr 2020

Vivo in Italia da sola. Non c'è mamma, neanche mio marito, solo i miei figli. Mi danno una grande forza. Sono arrivata in Italia nel 1995 in Agosto. Quando ho scoperto di avere una figlia disabile, mio marito ha iniziato ad allontanarsi. Continuava a dire che voleva lasciarmi. Ho sempre lavorato come domestica, stirare, fare le pulizie. Ho curato anche dei bambini per qualche periodo. Anche adesso mi chiamano. Magari devo fare a qualcuno le pulizie ai vetri per due ore, stirare i vestiti o fare qualche pulizia pesante. Lo accetto. Mio figlio grande ha problemi ai polmoni. Per questo coronavirus che attacca proprio i polmoni, se lo prendo io, lo prende lui. Per cui abbiamo paura. Non usciamo né io e neanche il bambino. Per un mese e mezzo non è uscito fuori dal cortile. Non ha niente da mangiare. I vestiti sono un problema perché il bambino è piccolo e danno tutto. Mi piacerebbe lavorare in regola, qualsiasi lavoro, perché andando avanti non avrò niente di pensione, per cui ho sempre in mente questo. Vai a fare i compiti con il computer. Con il coronavirus è impossibile, però quando finirà vedremo. Del figlio piccolo dicono sempre che diventerà un dottore. Io dico sempre che deve diventare una persona brava per non pesare per al mondo. Il mio unico sogno è questo.

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