Omicidio Diabolik, Calderon incastrato da vestiti

21 dic 2021

Intercettazioni esplicite, un tentativo di camuffarsi che invece di aiutarlo a sfuggire alla giustizia ha finito con il rafforzare i sospetti su di lui. Raul Esteban Calderon, argentino cinquantenne, arrestato per l'omicidio, nell'agosto 2019, di Fabrizio Piscitelli, il capo ultras della Lazio noto come Diabolik, sarebbe stato incastrato da forti indizi incrociati. L'abbigliamento innanzitutto, indossato dal killer che due anni fa ha freddato Piscitelli con uno sparo la testa al parco degli acquedotti di Roma, e ripreso da una telecamera di sorveglianza. Una bandana verde attorno al capo, che sarebbe servita a celare la sua alta e inconfondibile stempiatura e una benda bianca sul polpaccio destro, idonea, scrive il Gip, a nascondere la presenza di eventuali segni distintivi quali possono essere ad esempio i tatuaggi. Nel suo caso due, vistosi e proprio sul polpaccio destro. Elementi che si sommano alle parole innanzitutto della ex durante una telefonata con lui, "m'hai rubato la pistola per fare un omicidio, hai ammazzato Diabolik con la pistola mia, fa che nessuno mai me viene a bussà perché dico tutto quello che so" gli urlava al telefono. E così è stato quando, ascoltata dagli inquirenti, la donna ha detto tutto. E poi un'altra intercettazione, in casa di Enrico Bennato. "Lo ha ucciso lui, lo sa tutta Roma" diceva a persone di fiducia l'uomo finito in carcere assieme a Calderon per il coinvolgimento in un altro delitto. Davanti al giudice, tuttavia, l'argentino ha negato ogni accusa".

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