Omicidio discoteca, autopsia: morto per emorragia cerebrale

06 set 2017

Le risposte importanti che si attendevano dall’autopsia sul corpo di Giuseppe Galvagno sono arrivate e sembrano non lasciare dubbi: a provocare la morte del cinquantenne, sabato scorso, davanti alla discoteca San Salvador di Roma, sono stati i calci in testa e i pugni ricevuti, che hanno causato all’uomo una violenta emorragia cerebrale. Risposte, quelle dell’esame eseguito dall’Istituto di medicina legale del Policlinico Gemelli, che fanno luce sulla dinamica di quanto avvenuto e sul racconto dei testimoni di quella notte di violenza fuori dalla discoteca, che ora resterà chiusa per novanta giorni su disposizione del questore. Due di loro in particolare hanno parlato di un calcio violentissimo in pieno volto, sferrato da uno dei cinque buttafuori del locale alla fine del pestaggio. Galvagno era stato allontanato dal locale dopo una discussione con un altro cliente. La sua compagna l’aveva lasciato lì fuori in buone condizioni per andare a prendere la macchina, pochi minuti durante i quali la lite con i buttafuori sarebbe ripresa, fino alle botte. Quella dei buttafuori, tutti in stato di fermo e accusati di concorso in omicidio volontario, aggravato dai futili motivi, sarebbe stata un’azione rapida, ma di brutale efficacia. Oggi sono previsti davanti al Gip gli interrogatori di convalida dei fermi. L’atto istruttorio si svolgerà nel carcere di Regina Coeli, dove i cinque, tutti italiani e dipendenti di una società specializzata di Ostia, sono detenuti da domenica. Intanto gli amici e i tanti che conoscevano Giuseppe anche come volontario stanno organizzando una fiaccolata in sua memoria, ancora davanti al San Salvador.

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