Omicidio Pamela, chesta conferma ergastolo per Oseghale

14 ott 2020

“A Innocent Oseghale non si può concedere alcuna attenuante.” Così il procuratore generale di Ancona, Sergio Sottani, nella sua richiesta di confermare l'ergastolo per il nigeriano accusato di aver violentato e ucciso la diciottenne romana, Pamela Mastropietro, per poi farne a pezzi il suo corpo. Quasi 4 ore è durata la sua requisitoria davanti alla Corte d'assise e d'appello di Ancona. Un lungo intervento il suo per ribadire che la morte della ragazza non solo è stato uno scempio che ha inorridito tutti, ma un furto di felicità sottratta alla sua famiglia. Violenza sessuale, omicidio, distruzione e occultamento di cadavere. Queste le accuse nei confronti di Oseghale. Il pusher era in aula. L'uomo, in alcune dichiarazioni che dovrebbero essere rese note e già anticipate, ha chiesto scusa alla famiglia di Pamela e si dice responsabile solo di aver fatto a pezzi il cadavere della ragazza, che sarebbe morta per un'overdose di eroina. I resti di Pamela vennero ritrovati il 31 gennaio 2018 all'interno di due trolley nella campagna di Pollenza, a pochi chilometri da Macerata. La ragazza si era allontanata dalla comunità PARS di Corridonia dove era stata ricoverata per la sua dipendenza dalle droghe il 28 gennaio del 2018. “Un giorno vorrei parlarci. Deve dirmi, guardandomi negli occhi, che cosa è successo e dire chi sono i suoi complici” ha dichiarato Alessandra Verni, la madre di Pamela, riferendosi a Oseghale.

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