Omicidio Sacchi, sei persone a giudizio. Anche Anastasia

24 gen 2020

Andranno a processo tutti, tutte le sei persone indagate con accuse diverse nell'inchiesta per l'omicidio di Luca Sacchi. La Procura di Roma ha chiesto e ottenuto dal GIP il giudizio immediato di concorso in omicidio aggravato dalla premeditazione e rapina. Dovranno rispondere Valerio Del Grosso, che ha materialmente premuto il grilletto la sera del 23 ottobre scorso, Paolo Pirino, che era con lui, e Marcello De Propis, accusato di aver fornito la pistola. Tutti e tre sono anche accusati di violazione della legge sugli stupefacenti, cosi come Anastasia, fidanzata di Luca, e Giovanni Princi, amico del ragazzo ucciso. Giudizio immediato, infine, anche per Armando De Propis, padre di Marcello, accusato di detenzione illegale di arma. Nella richiesta di giudizio immediato i PM scrivono che, in concorso tra loro, De Propis, quale fornitore, Del Grosso e Pirino, incaricati della trattativa e della consegna, avevano preso accordi con Principi, ritenuto la mente dell'affare organizzato con i pusher di San Basilio e Anastasia. A loro avrebbero dovuto vendere 15 chili di marijuana. De Propis, sottolineano i magistrati, aveva già confezionato la droga in balle e Anastasia aveva nello zaino i 70 mila euro necessari all'acquisto. Ma nessuno scambio è avvenuto quella sera davanti al pub in zona Appio perché Del Grosso e Pirino avevano invece deciso di rapinare Anastasia. I magistrati ricostruiscono anche le fasi dell'aggressione così come le conosciamo, con Pirino che colpisce la ragazza con la mazza da baseball e le intima di consegnare lo zaino, poi tenta di colpire Luca, che si protegge con un braccio. Di fronte alla reazione, Del Grosso fa fuoco puntando alla testa di Sacchi. Ancora mancano dei tasselli, certo. Anastasia continua a negare di aver saputo della droga. I soldi, i 70 mila euro, non sono mai stati trovati. Eppure perché il PM possa chiedere il giudizio immediato occorre l'evidenza della prova. Per averlo fatto e ottenuto, dunque, i magistrati romani sono certi che gli elementi in loro possesso siano determinanti per stabilire le responsabilità nella vicenda.

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