Ong, Moas sospende soccorsi nel Mediterraneo

05 set 2017

Moas lascia il Mediterraneo. A trasferire la ricerca e il soccorso nel Golfo del Bengala è proprio la prima ONG entrata in azione nelle acque tra la Libia e la Sicilia nell’agosto di tre anni fa. È una tra le cinque che avevano firmato il codice di condotta proposto dal Viminale. “Non vogliamo diventare parte di un meccanismo in cui, mentre si fa assistenza e soccorso in mare, non ci sia la garanzia di accoglienza in porti e luoghi sicuri”, spiega l’ONG dei coniugi Catrambone. Una scelta che arriva proprio nel momento del crollo dei flussi migratori dalla Libia, un calo del 18 per cento degli arrivi nel 2017. È una decisione che chiude forse l’estate delle polemiche e delle inchieste, che hanno colpito proprio i comportamenti dei membri di alcune ONG e che giunge all’indomani di quel codice di condotta non accettato da tre delle organizzazioni attive nel Mediterraneo. La prima ONG ad annunciare il ritiro era stata Medici Senza Frontiere il 12 agosto. Poi, Sea Eye e Save the Children, la cui nave ha ripreso a navigare il 28 agosto. Restano in mare Sos Mediterranee, Sea-Watch e Proactiva Open Arms, mentre la Iuventa della ONG tedesca Jugend Rettet è stata sequestrata per ordine della procura di Trapani. Moas lascia il Mediterraneo, ma ricorda di aver salvato in quelle acque oltre 40.000 migranti e di aver sottoscritto quel contestato codice di condotta come atto di fiducia verso il Governo italiano. Attualmente, però, fa sapere l’organizzazione che si sposterà nel sud-est asiatico, non è chiaro cosa succeda in Libia ai danni delle persone più vulnerabili i cui diritti andrebbero salvaguardati in ottemperanza al diritto internazionale e per difendere il principio di umanità.

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