Broccoli, verze, carote, patate ma anche fiori e una stalla. Siamo negli Orti Generali di Mirafiori, periferia sud di Torino. Cinque ettari completamente abbandonati fino a quindicina d'anni fa e oggi recuperati grazie a questo progetto inclusivo: 160 orti, con pezzature dai 50 ai 100 metri quadrati, coltivati direttamente dai cittadini, come Sara. "Perché coltivare un orto?" "Perché così anche mia figlia sa da dove vengono la frutta e la verdura che mangia e perché è l'unica cosa che mi rilassa davvero". Il progetto Orti Generali nasce nel 2019, la settimana scorsa ha vinto il premio nazionale del paesaggio, istituito dal Ministero della Cultura. Una delle anime di questa iniziativa è il paesaggista Stefano Olivari. "Orti Generali è un progetto di riqualificazione delle periferie e di sviluppo locale, che mette al centro l'agricoltura urbana visto come elemento identitario del quartiere. Perché gli orti a Mirafiori sono una caratteristica molto presente, un po' il simbolo della citato fordista del '900 e sono rappresentati in grande numero". L'unico vincolo è l'orticoltura biologica, di irrigazione a goccia e gestita questa centralina meteo che la regola in base all'umidità e alla pioggia per risparmiare preziosa acqua. In lista d'attesa per avere un orto qui ci sono 450 persone, 3 anni per smaltirla. "Che cosa significa coltivare un orto magari non avendo mai avuto a che fare con la terra?" "Significa riappropriarsi del ciclo di produzione di ciò che mangiamo e di pensare alla propria salute e alla propria alimentazione in maniera diversa. Ci sono persone pensionate, ci sono famiglie, ci sono gruppi di amici, poi diciamo tutte persone che hanno voglia di occuparsi in maniera attiva della propria città in cui vivono".























