Palamara si difende in interrogatorio: mai ricevuto niente

31 mag 2019

Quattro ore di interrogatorio in una caserma della Guardia di Finanza, quattro ore nelle quali Luca Palamara afferma di aver esibito ricevute dei pagamenti dei viaggi effettuati, mentre si dice pronto a presentare altri documenti durante i successivi incontri previsti. Sulla mia persona si stanno abbattendo i veleni della Procura di Roma, ma sta chiarendo punto per punto tutti i fatti che mi vengono contestati spiega Palamara, PM romano nonché ex membro del Consiglio Superiore della Magistratura ed ex Presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati. Conosciuto anche per lo scontro che lo contrappose nel 2008 dagli studi di Sky Tg 24 all'allora Presidente emerito Francesco Cossiga, intervenuto in collegamento telefonico durante la trasmissione, un intervento tornato oggi virale. “Un magistrato che o non capisce nulla di diritto o è molto spiritoso”. Palamara avrebbe dunque ricevuto viaggi, anelli, decine di migliaia di euro per pilotare le nomine dei magistrati a capo delle procure grazie al suo ruolo nel CSM. Le indagini che lo coinvolgono assumono dunque sempre di più la forma di un'inchiesta che si abbatte con un effetto domino su più di una procura. Le fiamme gialle ed i magistrati di Perugia hanno intanto perquisito il suo ufficio a Roma e spuntano i nomi di altri indagati che lo avrebbero favorito per eludere le indagini a suo carico. Dal PM Stefano Rocco Fava al consigliere del CSM Luigi Spina, ma non solo, nel registro degli indagati con l'accusa di corruzione ci sono anche Fabrizio Centofanti, l'imprenditore dei presunti regali e gli avvocati Piero Amara Giuseppe Calafiore, promotori di una presunta attività corruttiva messe in atto, secondo la procura di Perugia, per fare in modo che Palamara fosse a disposizione proprio nella sua funzione di membro del CSM, favorendo nomine dei capi degli uffici cui erano interessati Amara e Calafiore. In particolare Palamara avrebbe ricevuto 40 mila euro dai due legali per favorire la nomina di Giancarlo Longo, successivamente arrestato per corruzione a Messina, a procuratore di Gela, un tentativo questo comunque fallito. Mentre ora le indagini si concentrano sui file contenuti in uno dei computer di Palamara sequestrato a piazzale Clodio. A Palamara si rinfaccia inoltre che si sarebbe speso per bloccare la corsa di Franco Lo Voi a procuratore di Palermo al vertice della procura di Roma, perché è proprio sul nome del successore di Pignatone che potrebbe essersi innescata questa ennesima battaglia tra toghe.

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