Palermo, in corteo per Ana Maria e altre donne

25 nov 2019

L'ottava vittima di femminicidio in Sicilia dall'inizio dell'anno, la 95° in Italia, è una donna di 30 anni, figlia adottiva di una famiglia di Giardinello, alle porte di Palermo. Una vita difficile alle spalle. L'errore di essersi innamorata della persona sbagliata, un cinquantunenne imprenditore della vicina a Partinico, da cui aveva detto di aspettare un figlio, e che però non voleva saperne di prendersi cura della ragazza e del bambino. L'ha uccisa proprio mentre si preparavano i cortei della giornata contro la violenza sulle donne. Ana Maria Di Piazza aveva chiesto ad Antonino Borgia di incontrarsi; si erano dati appuntamento all'alba di venerdì. Lui l'aveva fatta salire sul suo furgone; avevano avuto un rapporto, poi avevano discusso. Lei pare gli avesse chiesto del denaro. Lui a quel punto l'aveva colpita ripetutamente con un coltello. Poi si era liberato del corpo tra le sterpaglie lungo la Statale 113. Aveva fatto ripulire il furgone dal sangue, era andato al bar, poi al lavoro e persino dal barbiere, come se nulla fosse accaduto. Ai Carabinieri, che lo hanno arrestato poche ore dopo il delitto, Antonino Borgia ha confessato e raccontato la dinamica che già era stata ricostruita grazie ai filmati di alcune telecamere di sorveglianza e alla denuncia di una coppia che aveva assistito alla lite tra i due e al ferimento di lei con un coltello. Va a lei il pensiero dei giocatori e del pubblico domenica allo stadio Barbera di Palermo, dove restano vuoti 95 posti, tanti quante sono le donne uccise quest'anno in Italia. Sfilano anche per lei le donne e gli uomini siciliani in corteo a Palermo, come a Messina. I casi di violenza fisica, ricordano le attiviste, sono il risultato di una società patriarcale e capitalista. “La violenza sulle donne è sistemica, viene riprodotta in ogni ambito della nostra vita. I femminicidi sono la punta dell'iceberg, ma la violenza sulle donne non è solamente quella fisica. Violenza sulle donne è anche la violenza economica, la violenza mediatica, il linguaggio che viene utilizzato per narrare questo fenomeno, lo smantellamento dei consultori, del finanziamento dei centri antiviolenza. Le donne di Palermo ci sono, sono presenti, sono forti e stanno lottando”.

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