Palermo, lezioni di 2 ore al Dolci nel quartiere Brancaccio

15 set 2020

Sessanta classi e 1200 alunni divisi tra la centrale, nel quartiere Brancaccio, e una succursale alle spalle della stazione. I numeri sono alti, le strutture inadeguate. Al “Danilo Dolci”, liceo linguistico e delle scienze umane, l'anno è cominciato puntuale nonostante le difficoltà. I banchi monoposto non sono arrivati e le aule non bastano. “Le distanze sono molto ristrette e quindi i nostri ragazzi tengono per due ore la mascherina. Noi ci auguriamo che questo finisca presto perché contiamo sul fatto di ricevere quanto prima i banchi singoli”. Due turni di due ore di lezione ciascuno, con pausa per la sanificazione. “E' pesante stare con la mascherina anche per due ore soltanto, però è necessario”. “Noi siamo molto fiduciosi per quanto riguarda la nostra scuola, che si è attrezzata molto bene per quello che hanno potuto fare e possiamo fare” La scuola si è dotata di tecnologie innovative per prestare la massima attenzione al rispetto delle misure anti-Covid. Percorsi separati di ingresso e uscita e poi un termoscanner che, come negli aeroporti, è in grado di rilevare la temperatura anche di 30 persone nello stesso momento. La scuola porta il nome del sociologo e attivista della nonviolenza Danilo Dolci. E' nata in una struttura confiscata alla mafia, vicino al luogo in cui il 15 settembre del '93, nel giorno del suo compleanno, la mafia uccideva don Pino Puglisi. E qui, dove agli studenti di un quartiere difficile si insegna a seguire l'esempio di chi ha scelto la legalità e l'amore per il prossimo, con impegno e dedizione i dirigenti scolastici si sono rimboccati le maniche. Ma molto ancora c'è da fare per mettere in sicurezza la scuola e il terreno circostante, che, come la struttura, sorge in uno delle migliaia di beni confiscati alla mafia che rischiano di rimanere inutilizzati. “Qui arrivano 700-800 ragazzi la mattina ed è qualcosa di veramente pericoloso. Noi lo abbiamo scritto a tutti, cerchiamo di fare il possibile, ma per quello che è sulla strada comunale non possiamo agire”.

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