Palermo, seconda udienza del processo Open Arms

17 dic 2021

È il giorno degli ufficiali, comandanti e dirigenti di Capitaneria di Porto, Polizia e Guardia di Finanza vengono ascoltati tra i 26 testimoni, chiamati a deporre dalla Procura. Mentre le telecamere restano fuori dall'Aula Bunker del Pagliarelli, l'Ammiraglio Liardo ricostruisce la catena delle comunicazioni tra Open Arms e Centro Coordinamento della Guardia Costiera, dalla prima richiesta di un porto alla soluzione del Viminile, giudicata inattuabile a causa delle condizioni meteo avverse e cioè, di inviare la nave, che aveva trovato riparo di fronte a Lampedusa, a Trapani o a Taranto. Il Capitano della Guardia di Finanza descrive il sovraffollamento a bordo della nave, con le persone distese sul ponte. Il capo della Mobile di Agrigento nega che ci fossero notizie di possibili terroristi tra i profughi. Testimonianze volute dalla Procura per provare la tesi accusatoria, cioè che i migranti furono privati della loro libertà, che un reato fu commesso da chi era a capo del Viminale e che non fu una decisione collegiale, ma singola, nell'ambito di quella politica dei porti chiusi che tenne al largo per giorni altre navi, il cui caso non è però arrivato in un'aula di tribunale. La difesa ribadisce che non spettava all'Italia far sbarcare una nave straniera e che le decisioni erano prese dal Governo intero. "Stiamo parlando di una nave spagnola, che ha raccolto i migrati in acque libiche, che ha gironzolato per 15 giorni nel Mediterraneo, che ha rifiutato di andare in Tunisia, che ha rifiutato di andare a Malta, che ha rifiutato di andare in Spagna, ha deciso di venire in Italia infrangendo le leggi e a processo ci va il Ministro che ha difeso il suo Paese. Siamo veramente su Scherzi a Parte!". Open Arms chiarisce che la Tunisia non è considerato porto sicuro, Malta era disponibile a far sbarcare solo 30 su 147 e la Spagna era troppo lontana per una nave così sovraccarica e ribadisce che salvare vite, è e deve essere sempre la priorità.

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