Papa: governanti vedono migranti come minaccia, porti aperti

22 gen 2020

Un bambino scorrazza libero, anche se con equilibrio un po'instabile, sui gradini dell'Aula Paolo VI durante l'udienza generale del mercoledì. "Lasciate che i bambini vengano a me" dice Gesù nel Vangelo e, forse, memori di questo, nessuno dei gendarmi vaticani interviene. E lo sguardo di Papa Francesco è decisamente divertito, anche quando il piccolo sembra un capoclaque che incita i 7000 fedeli presenti all'applauso e nella catechesi. Bergoglio nella settimana di preghiera dedicata all'unità dei cristiani parla dei rapporti tra le varie confessioni cristiane, in passato caratterizzate da guerre e atrocità. Cita lo sbarco di San Paolo a Malta dopo un naufragio e l'accoglienza di rara umanità che gli abitanti dell'isola diedero a quegli stranieri arrivati a sorpresa sulle loro coste. "Il rapporto tra i cristiani deve essere improntato a gentilezza" - dice - "L'ospitalità è una importante virtù ecumenica", ma l'esempio permette a Bergoglio di parlare di uno dei drammi di oggi, che è anche uno dei problemi politici più scottanti: la vicenda dei migranti. Sono sfruttati da trafficanti criminali oggi, sono trattati come numeri e come una minaccia da alcuni governanti oggi. A volte l'inospitalità li rigetta come un'onda verso la povertà o i pericoli da cui sono fuggiti. E mentre l'ex ministro Matteo Salvini è implicato nella vicenda della nave Gregoretti, Francesco accusa chi decide di chiudere i porti e paragona San Paolo e compagni agli odierni migranti. Come Paolo e i suoi compagni sperimentano l'indifferenza, l'ostilità del deserto, dei fiumi, dei mari, tante volte non li lasciano sbarcare nei porti.

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