Parmigiano Reggiano, crolla il prezzo, occupazione a rischio

02 lug 2020

Troppe forme di Parmigiano Reggiano aspettano di essere vendute, e il prezzo del formaggio più famoso al mondo è crollato. Le cause si sommano, l'emergenza Covid con il lockdown, l'eccesso dell'offerta, e le difficoltà precedenti per i dazi voluti da Trump che hanno minato le certezze di esportazione verso il primo mercato extraeuropeo. Il prezzo del Parmigiano Reggiano a fine 2019, Ottobre-Novembre, s'aggirava agli 11 euro al chilo. Adesso ci ritroviamo dopo pochi mesi a sette euro, la caduta libera, sette euro al chilo, è un prezzo veramente insostenibile per noi produttori. Dispositivi di sicurezza, guanti e mascherine, la filiera del Parmigiano ha retto l'urto della pandemia. Pochi i contagi nei caseifici, non si sono sviluppati focolai. Ma la crisi economica sì. Un quinto della produzione del Parmigiano si fa in zone di montagna. Queste zone di montagna hanno maggiori costi e sono le prime che rischiano di saltare. Ma anche, paradossalmente, le aziende che negli ultimi anni hanno fatto investimenti di miglioramento tecnologico. La produzione del Parmigiano Reggiano vale oltre un miliardo e mezzo di euro l'anno e supera i due miliardi e mezzo al consumo. 2600 allevatori, 330 caseifici, più di ventimila famiglie lavorano nella filiera del Parmigiano Reggiano. Interventi straordinari per proteggere l'occupazione li ha decisi il Consorzio. Il Consorzio interverrà comprando fino al 15% della produzione, chiedendo agli allevatori di mungere meno da un lato, dall'altro ai caseifici di trasformare meno latte in Parmigiano Reggiano.

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