Penalisti: Riforma Bonafede non affronta nodi cruciali

24 giu 2020

Duecentocinquanta ricorsi l'anno al Tar contro le nomine, nomine anche cruciali decise dai tribunali amministrativi e non dal Consiglio Superiore della Magistratura, ci confermano che il problema è questo. Non affronta alcun nodo cruciale, a partire dall'inesistenza di un sistema di valutazione reale della professionalità dei magistrati, ne sono convinti i rappresentanti dell'Unione delle Camere Penali, che bocciano la Riforma dell'Ordinamento Giudiziario del CSM proposta dal ministro Bonafede. Il potere, soprattutto degli uffici di Procura, è un potere dichiaratamente politico, non fosse altro che essi sono facoltizzati a scegliere le priorità nell'esercizio dell'azione penale, quindi è una scelta di politica criminale, ma non ne rispondono a nessuno. L'Italia, spiegano, è l'unico Paese europeo dove i magistrati, grazie agli automatismi, sanno sin dall'inizio che arriveranno al massimo della carriera. Prima era solo l' 1,1% a puntare i gradi più alti in linea con quel che accade all'estero, ora la percentuale oscilla tra il 23% e il 25% ed è qui che prospera quel sistema correntizio al centro del caso Palamara, dove annette la risposta dell'Anm alle accuse formulate dal suo difensore in seno all'Associazione dei Magistrati. Falsità, quelle fatte pubblicare, il sindacato ha espulso l'ex PM di Roma sulla base di atti processuali, affermano dall'Anm e non di notizie di stampa. Intanto il Csm nomina all'unanimità il nuovo Procuratore generale Antonio Mura.

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