Pesenti: Milano preoccupa, 50% morti terapie intensive

06 apr 2020

“Beh, i numeri di questi giorni ci dicono che in generale per la situazione della Lombardia i comportamenti della gente stanno dando un risultato che potrebbe confermarsi positivo se si stabilizza a questa velocità costante. Tuttavia permane qualche preoccupazione su Milano. Milano, essendo arrivata per ultima, ancora cresce. Milano è più pericolosa perché la densità abitativa è molto più alta, e quindi ancora di più è importante stare a casa”. Che cosa vi dicono invece i dati delle terapie intensive, professore? Cioè, sono oggettivamente migliorati?” “Sostanzialmente stabile, perché cinque posti liberi su 1500 non vuol dire che le terapie intensive sono libere, però almeno non siamo costretti ad aumentarne il numero ogni giorno. La percentuale di mortalità attualmente nelle terapie intensive è difficile da dire, perché tanti malati sono ancora ricoverati. Comunque mi sembra di poter dire, dai primi dati, che questa mortalità si aggira tra il 30 e il 50%”. Professore, non è che ci sono arrivati troppo tardi nelle terapie intensive queste persone? “Guardi, ripeto ancora una volta; questa è una malattia ignota, che colpisce in molti modi diversi. Non è semplicemente una polmonite; causa disfunzioni d'organo, causa disfunzioni della coagulazione, che causano trombosi, occlusione di vasi. Le persone apparentemente in condizioni cliniche stabili possono morire improvvisamente senza preavviso”. Professore, non possiamo dire che la situazione è sotto controllo qui in Lombardia, giusto? “Io posso dire che la situazione in questo momento è abbastanza sotto controllo da un punto di vista sanitario, cioè che il sistema regge per ora, ma regge perché ci stiamo comportando in un certo modo. Se noi molliamo sulle misure restrittive temo che l'epidemia riprenda. Pensi che in Cina sta ripresentandosi dopo settimane, quindi dobbiamo continuare con le misure restrittive”.

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