Pompei, meraviglia casa degli Amanti: riapre dopo 40 anni

18 feb 2020

Per quarant'anni dopo il terremoto dell'80 è stata inaccessibile persino agli addetti ai lavori ed è uno dei pochissimi esempi di Domus che conservi il secondo piano, pavimenti compresi. E' stata oggetto di interventi imponenti e oggi risplende la “Casa degli Amanti”, uno dei gioielli di Pompei che si chiama così per un graffito molto particolare e riapre insieme ad altre due Domus, la “Casa del Frutteto”, con i suoi preziosi affreschi e la “Casa della Nave Europa”. “Grazie alla messa in sicurezza che è andata anche oltre, veramente, la messa in sicurezza, perché qui abbiamo cambiato i solai e rifatto i soffitti in modo da aprirla. Adesso si può ammirare un piccolo gioiello. Una delle testimonianze che io direi più struggenti di Pompei è questa possibilità di dare voce agli antichi, a chi ci ha preceduto, a chi ha vissuto in questi spazi grazie ai graffiti che sono ovunque sulle pareti pompeiane. Qui ce n'è uno dei più belli perché qualcuno scrive “Amantes ut apes vitam mellitam exigunt”, cioè “Gli amanti, come le api, vivono una vita dolce come il miele”, ma, evidentemente, non tutti erano convinti della cosa perché un'altra grafia sotto scrive “Velle”, che vuol dire “Magari fosse.” L'occasione è la conclusione della messa in sicurezza del sito con il grande progetto Pompei avviata nel 2014 dopo la stagione dei crolli con 105 milioni di euro, gran parte di fondi europei con il 25% di fondi nazionali. Ma i lavori a Pompei non finiscono mai, così come non finiscono le scoperte. Questo necessita di un'attenzione continua anche da parte delle istituzioni perché gli errori del passato non si ripetano, mettendo a rischio il sito. Il Ministro Franceschini sottolinea che sono stati già stanziati altri fondi. “Ci sono 50 milioni già stanziati che consentiranno di proseguire i lavori. I lavori sono la manutenzione, lo scavo, perché Pompei ha 22 ettari ancora non scavati, sono ricerca, formazione e studio. E' molto bello anche per i viaggiatori venire a visitare il sito, vedere le Domus recuperate, anche le tre che riapriamo oggi, ma vedere anche giovani archeologi e studiosi che lavorano e fanno ricerca applicata.”

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