Ponte Morandi, Gip: pressioni sui periti degli indagati

17 gen 2020

Offese, pressioni, liti. Un clima teso ha infiammato uno degli ultimi incontri avvenuti tra i periti del giudice e i consulenti degli indagati nell'inchiesta del ponte Morandi, crollato il 14 agosto del 2018 causando la morte di 43 persone. Un episodio che avrebbe reso poco sereno lo svolgimento del lavoro in corso, tanto che il giudice delle indagini preliminari, Angela Nutini, che sta portando avanti il secondo incidente probatorio, quello cioè per stabilire le cause del cedimento del viadotto, ha segnalato l'accaduto al Procuratore capo di Genova Francesco Cozzi, inviandogli il verbale della seduta. Tutto nasce nell'ultima riunione del 19 dicembre, alcuni tecnici della Società Autostrade avrebbero chiesto l'ammissione di un esame su una trave tampone e l'istanza è stata respinta dai periti del giudice perché ritenuta costosa e inutile. Dopo quella riunione i tre periti del Gip hanno scritto al giudice dicendo di ricevere pressioni costanti dei consulenti delle parti e di non essere sereni nello svolgimento del loro lavoro. Sarà ora il Procuratore valutare, nei prossimi giorni, se vi siano estremi di reato. L'inchiesta del primo gruppo della Guardia di Finanza vede indagate 71 persone, tra tecnici ed ex dirigenti di Aspi e Spea e dirigenti del Ministero delle Infrastrutture. Le accuse vanno, a vario titolo, dal disastro colposo all’omicidio colposo plurimo, dall'omicidio stradale, al falso, fino al favoreggiamento. Intanto, per quanto riguarda la galleria Bertè A26, dove il 30 dicembre scorso sono crollate due tonnellate e mezzo di materiale dalla volta, è stato sentito il responsabile dell'area tecnica del primo tronco di Aspi, un fronte caldo, quello della sicurezza delle strade che vede Uniti sempre più i cittadini. A Genova è nato il gruppo Facebook Autostrade Chiare, che chiede di vigilare sulla rete della viabilità.

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