Ponte Morandi, nuovo filone inchiesta su omissione dolosa

16 gen 2021

Da qualche ora un nuovo filone dell'inchiesta sul crollo del ponte Morandi aggrava la posizione degli indagati, perché i sensori che avrebbero dovuto monitorare il viadotto sul Polcevera, a Genova, non vennero sistemati dolosamente nonostante fossero stati tranciati nel 2015, durante alcuni lavori. Quei sensori, secondo la ricostruzione della guardia di finanza nel capoluogo ligure, un anno prima della rottura avevano fornito i dati con cui nel 2014 era stato stilato un documento in cui venne scritto che il ponte Morandi era rischio crollo, unico viadotto in Italia a riportare tale dicitura. Per gli inquirenti quel documento mostrerebbe che Aspi era a conoscenza dei rischi e non fece nulla. Circostanza che potrebbe portare alla contestazione del dolo eventuale e non più alla contestazione colposa, una quindicina di giorni fa i magistrati avevano già fatto presente che il Morandi non sarebbe mai crollato con adeguata manutenzione. C'è sole oggi sopra il nuovo ponte San Giorgio nel progetto di Renzo Piano, il grande vascello bianco risorto sulle macerie del Morandi e niente riporterà indietro le 43 vittime, i familiari chiedono giustizia, come la mamma di Mirko, sepolto dalla pila 9 del ponte alle 11:36 del 14 agosto 2018. La cosa che fa più rabbia, oltre alla perdita di quelle vite, è che si era a conoscenza, la consapevolezza che tutti avevano, la consapevolezza, la mancanza di manutenzione, questa omertà di così tante persone, questo ferisce ancora di più. Ci aspettiamo delle risposte dal governo che sono 29 mesi che promette, è una giustizia comune, da una parte la giustizia dei tribunali e la giustizia di togliere finalmente queste concessioni, perché sono stati fatti tanti proclami, tante promesse, tante passerelle, ma siamo ancora come al 14 agosto 2018, siamo fermi lì.

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