Preoccupazione dei magistrati per sentenza Consulta

24 ott 2019

“Ora la mafia si può riorganizzare e riuscire così a raggiungere lo scopo che si era data con le stragi”, sostengono alcuni magistrati antimafia. “Nessun regalo alla mafia”, credono invece altri. Insomma, la sentenza della Consulta che apre i permessi per gli ergastolani per mafia, oltre alla politica, spacca anche la Magistratura. L'allarme più forte arriva da due Consiglieri del CSM, in un recentissimo passato in prima linea nella lotta ai clan, Nino Di Matteo e Sebastiano Ardita. La sentenza della Consulta apre un varco potenzialmente pericoloso, ponendo fine all'automatismo che caratterizza l'ergastolo ostativo. “Dobbiamo evitare – dicono i due magistrati - che si concretizzi uno degli obiettivi principali che la mafia stragista intendeva raggiungere con gli attentati degli anni 92 e 94” avverte Di Matteo. Ardita, oggi Presidente della Commissione penale del CSM sull’esecuzione penale e la sorveglianza, vede nella decisione il rischio di gravi conseguenze a partire dalla pressione che le organizzazioni mafiose potrebbero esercitare sui magistrati di sorveglianza. Di parere opposto è Armando Spataro, anche lui storico magistrato, oggi in pensione, che ha contrastato con importanti indagini le mafie e il terrorismo. Quella della Consulta, dice l'ex capo della Procura di Torino, è una sentenza assolutamente condivisibile, che non introduce alcun automatismo favorevole ai mafiosi condannati all'ergastolo, rimettendo alla magistratura di sorveglianza l'accertamento della dissociazione da logiche mafiose di simili detenuti. “Si tratta di una mazzata” dice il Presidente della Commissione antimafia Nicola Morra, “Adesso molti mafiosi potrebbero essere indotti a non collaborare. A manifestare durante la pena un atteggiamento corretto delle regole imposte dalle nostre carceri e poi uscire dopo 24 anni”.

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