La protesta dei ristoratori di Palermo contro le chiusure

17 mar 2021

Lì lavorano camerieri, lì lavorano metre, lavorano un sacco di persone. - Persone che ora sono a casa, senza lavoro, per le quali servono ristori e non elemosina. Lo chiedono e lo scrivono i ristoratori sulla bara portata davanti al Teatro Massimo, a simboleggiare il funerale di un settore ormai in ginocchio. - Non abbiamo più risorse da poter mettere. - "Uccisi dallo Stato", recita uno striscione, lo Stato, come ha ricordato Confcommercio Palermo, che non ha tenuto conto dei sacrifici fatti nelle prime sei settimane dell'anno, quando la Sicilia era volontariamente entrata in zona rossa, tenendo così bassa la curva del contagio. - Siamo una Regione che dovremmo essere alla zona bianca, invece oggi ci troviamo arancioni e siamo a casa senza fare niente, i nostri figli ci guardano e che cosa possono pensare? Decine di imprenditori che avevano aperto un'attività sull'onda dei flussi turistici record degli ultimi anni e ora rischiano di perdere tutto. - Abbiamo bollette da pagare, abbiamo l'affitto, come tutti gli altri vogliamo tranquillamente lavorare, avere il nostro stipendio. - Nella Regione in cui il tasso di contagio è stabile da settimane, poco sopra il 2 %, le nuove misure restrittive suonano per i commercianti come una beffa, una ingiusta punizione. - Visto come siamo, visto com'è la Sicilia, in questo momento noi possiamo riaprire, i nostri locali sono tutti a norma, sono tutti stati sanificati. - Vogliamo una zona bianca con un protocollo di sicurezza immediato oppure lockdown per tutta l'Italia e ristori immediati.

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